Difetti vernici 6

Il controllo dei requisiti prestazionali dei supporti è fondamentale per una buona verniciatura: alcune prove si possono realizzare in azienda con semplici strumenti, mentre per prove più accurate è necessario applicare le procedure previste dalle norme tecniche nazionali e internazionali

Enzo Morandi – CE.R.TO.
(Centro Ricerche Toscano)
Pierluigi Offredi
Professione Verniciatore

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Introduzione

I produttori di pannelli forniscono specifiche di vendita, descritte nelle schede tecniche, che nascono dai loro uffici commerciali o dalle loro associazioni (ad esempio l’;EMB, che raccoglie i maggiori produttori europei). Tali specifiche ovviamente tutelano soprattutto gli interessi dei fornitori e definiscono quindi dei requisiti più bassi rispetto alle prestazioni che normalmente dovrebbero raggiungere. Per questo abbiamo realizzato questa serie di articoli, dedicati alle prove che tutti i verniciatori dovrebbero fare per misurare le prestazioni dei supporti (pannelli in MDF, truciolare, ecc.). Non tutte le aziende sono in grado di assumere tecnici specializzati, capaci di applicare le norme tecniche ufficiali, e di dotarsi di laboratori attrezzati con gli strumenti adeguati. Però, per cominciare a familiarizzare con il concetto di verifica delle prestazioni, basta solo qualche semplice strumento e un po’ di buona volontà.

I difetti: di chi è la colpa?

I difetti più frequenti sui pannelli verniciati sono le schiantature e le delaminizzazioni (pannelli che si separano in due o più parti), che danno adito a discussioni eterne, contestazioni e litigi continui: il pannello è schiantato perché l’ MDF era “debole” o perché la vernice era troppo rigida? Chi ha comprato il manufatto si lamenta, a ragione, contestando al fornitore il difetto, per cui si apre tutta la catena di accuse e scuse ripetute fino all’infinito. Ognuno pretende di trasferire la propria colpa, magari non totale, sulle spalle di qualcun altro: il verniciatore dà la colpa ai prodotti vernicianti o al pannello, il produttore di vernice la attribuisce all’applicazione errata o al pannello, mentre il produttore del pannello, ovviamente, scarica tutto sulla vernice o sulla sua cattiva applicazione. Ma la colpa “vera” di chi è? Chi è nato prima l’uovo o la gallina? In un settore industriale non si può lasciare che la soluzione sia opinabile, lo sanno bene tutti coloro che hanno dovuto risolvere i propri problemi in tribunale, con un giudice che deve necessariamente affidarsi a periti non sempre competenti in una materia molto complessa. Il difetto è quindi un guaio per tutti, dalla massaia che ha comprato il mobile difettoso e, se anche fosse riuscita a non pagarlo, ha in casa un oggetto brutto e inutilizzabile, ma che non può buttare finché la contestazione non è chiusa, fino al colosso industriale che ha prodotto il pannello o la vernice, o all’artigiano che non solo non ha riscosso, ma è pervaso (a meno ché non sia un incosciente) da una insicurezza tale da pensare di cambiare prodotti quando non addirittura il lavoro. Insomma di chi è questa colpa? Il problema è molto più semplice da risolvere rispetto alla faccenda dell’uovo e della gallina. Intanto chi ha prodotto il mobile è responsabile anche dei materiali e dei metodi che ha usato, ed è tenuto a controllare che il materiale scelto sia idoneo. Certo, ognuno si può rivalere sul fornitore che ritiene colpevole, ma se al materiale verranno riconosciute le caratteristiche che il produttore ha dichiarato nella scheda tecnica non c’;è contestazione che tenga. E’; quindi indispensabile che chi ordina un certo prodotto lo richieda con dei requisiti ben precisi, i quali se vengono accettati dal produttore fanno “testo”. Bisogna comunque controllare, con o senza specifica (capitolato) d’acquisto, se quel certo prodotto è idoneo a sopportare quelle sollecitazioni e se ciò che ci è stato consegnato risponde alle nostre esigenze. Per valutare un pannello, fra le tante cose da verificare, forse la più importante è quella che una volta si chiamava resistenza alla delaminizzazione, che oggi si definisce in modo molto più semplice “Resistenza allo strappo” o meglio, secondo la dizione corretta prevista dalla EN 319, “Resistenza a trazione perpendicolare al piano”. Altre norme importanti sono il modulo d’elasticità, che la EN 310 e la EN 311 definiscono “Resistenza al distacco degli strati esterni per i pannelli di particelle” (cioè i truciolari). L’ unico problema di queste prove è che per farle occorre un Dinamometro, attrezzatura professionale piuttosto costosa, non ammortizzabile certo da una piccola azienda, che però può essere sostituita da un surrogato fatto in casa. Questo attrezzo, apparentemente rozzo e banale, non ha ovviamente valore legale in un eventuale contenzioso e non può essere utilizzato per fare confronti oggettivi, ma molte aziende lo utilizzano per verificare le prestazioni dei supporti, che se non rispondono alle specifiche previste possono poi essere inviati a un laboratorio specializzato per avere la prova certificata di non conformità. L’;attrezzo costa pochissimo e non necessita di energia (se non umana), né di manutenzione: se verrà usato bene sarà anche affidabile come quelli più costosi! E’; sufficiente avere un banco da lavoro robusto ed alto (va bene anche una “Capra”), insomma serve un qualcosa dove poterci attaccare sotto un bel secchio da trenta litri (un bidoncino da vernice va benone, quelli con il manico centrale ed il coperchio graffato da togliere per esempio). A questo punto serve solo dell’acqua distillata ed un recipiente graduato, di quelli che si usano per misurare la vernice. Mettete in terra un pezzo di poliuretano elastomero espanso (gomma piuma), che servirà per attutire il colpo quando si romperà il pezzo da provare e tutto si verserà per terra: con questo tappeto elastico si eviterà che schizzi via l’acqua dal bidone. Ora cominciamo a descrivere una prova così si capisce meglio cosa dobbiamo fare. Resistenza allo strappo Preparatevi una decina di pezzetti di profilato di ferro a T da circa 20×20 mm, fate un foro da circa 6 mm nel “labbro” della T (cioè nella parte verticale della consonante). Questi pezzetti di ferro sono i portaprovette. Ora fatevi dei pezzetti di materiale da provare, ad esempio tagliate dell’MDF dello spessore che volete a cubetti precisi da 17×17 mm. Se voletere essere pignoli, sarebbe meglio 17,32×17,32, perchè la misura decimale vi costringe a essere più precisi e poi perchè diventa una misura “tonda”da 3 cm2, cioè 300mm2. Incollate con del Cianacrilato (Attack, Loctite o similari), oppure con della colla termofusibile a pistola le provette ai pezzetti di ferro a T con le labbra contrapposte. Preparate due ganci di filo di ferro, di quello crudo, tipo il filo da vigne zincato: il gancio di sopra andrà attaccato al banco o alla “capra” con un chiodo, meglio con una vite robusta, mentre l’altro andrà attaccato al bidoncino vuoto. La lunghezza dei due ganci deve essere tale da far rimanere il bidone ad un cm circa dalla “gomma piuma”. Se avete fatto tutto per bene, la provetta sarà attaccata ai due pezzetti di ferro a T e sarà appesa tra il banco ed il bidoncino. Cominciate a versare lentamente l’acqua nel bidone, in modo da immetterne in un minuto tra i 20 e i 30 litri. Controllate quanta acqua è servita per rompere il pezzetto ed il gioco è fatto! Un litro di acqua distillata pesa un kg, quindi se fossero serviti 22 litri più 2 kg di gancio, T di sotto e bidoncino, avremo kg 24, che divisi per i cm2 della provetta (nel nostro esempio 1,732×1,732=3) danno 8 kg/cm2. Se poi vogliamo stare alla norma, i 24 kg tradotti in newton (N) sono 235,2, che divisi per 300 mm2 (la norma prevede N/mm2, non kg/ cm2) danno 0,78 mm2 che, secondo le schede dei maggiori produttori (ammesso che qui si parli di MDF da mm 18 di spessore) sarebbe nella norma. E’; evidente che tanti più kg o N servono per strappare, migliore è il pannello. Se qualcuno vuole un doppio controllo ed una sicurezza maggiore, può mettere sotto al bidoncino un bilico, o bilancia o bascula, insomma uno strumento di misura del peso, che alla rottura della provetta dia il peso totale (acqua, bidone, gancio e T, compresa la mezza provetta attaccata alla parte “mobile”). Ovviamente, come per tutte le prove proposte in questa serie di articoli, se non vi accontentate di queste prove fatte in casa e ne volete di più complicate, potete affidarvi ai laboratori specializzati.

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Dinamometro