Poiché la questione sollevata dall’abbonato si è già verificata anche in passato in alcune autorizzazioni di vari Enti locali, abbiamo chiesto il parere tecnico dell’Associazione UNIARIA, che raccoglie circa una ventina di costruttori di impianti di depurazione aria ed abbattimento VOC. La sintesi delle motivazioni tecniche addotte dall’Associazione è la seguente. Nell’attuale panorama normativo italiano riguardante le emissioni in atmosfera provenienti da processi industriali, non è presente alcuna restrizione relativa al tenore di ossigeno che deve essere presente al camino di impianti di abbattimento VOC tramite combustione termica o catalitica. Diverso è il caso degli inceneritori di rifiuti: qui, effettivamente, il tenore di ossigeno richiesto è pari all’11%. In questo caso però, se non ci fosse un riferimento massimo di ossigeno per il calcolo della quantità di inquinanti nei fumi, i fumi stessi potrebbero essere diluiti con aria, prima del punto di rilevamento, al fine di ridurre il tasso degli inquinanti al camino e rientrare nei limiti. Ma quando si tratta di aria inquinata, la quale già in origine ha un contenuto di ossigeno pari al 21%, non ha senso imporre un riferimento differente per questa sostanza.
Questo perché, di fatto, il combustore non diluisce, ma tratta l’aria di processo.

Egr. direttore, nell’autorizzare le emissioni in atmosfera di un nuovo impianto, la Provincia di Pesaro ha imposto, per un post-combustore con una concentrazione limite per i VOC pari a 50 mg/Nm3, il riferimento ad un tenore di ossigeno nell’effluente gassoso pari all’11%. Il titolare dell’impianto ritiene che tale vincolo dell’11% (probabilmente ricavato dalla normativa sugli inceneritori) sia improprio, in quanto un impianto di combustione per l’abbattimento VOC è per sua natura progettuale incapace a produrre effluenti con quel tenore di ossigeno. Qual è il suo parere?
Eventualmente, dal punto di vista tecnico, il riferimento ad uno specifico tenore di ossigeno diverso dal 21%, avrebbe senso solo nel caso in cui il fluido di processo fosse privo di ossigeno atmosferico: condizione questa, che prevederebbe una necessaria immissione di aria comburente, il cui eccesso potrebbe essere interpretato come diluizione impropria. Anche nei combustori termici e catalitici, recuperativi e rigenerativi, per l’abbattimento di VOC, può essere prevista (e di fatto è quasi sempre presente, ad eccezione dei casi di autosostentamento della combustione) una certa quantità di aria comburente, tanto maggiore quanto più la concentrazione effettiva di inquinante si discosta da quella di autosostentamento e qualora il recupero di calore non fosse sufficiente per raggiungere le previste temperature di combustione. Teoricamente, quindi, nel caso di un recupero di calore estremamente ridotto, il combustore si troverebbe costretto a consumare molto metano e, di conseguenza, a bruciare molto ossigeno; se tale ossigeno fosse prelevato dall’ambiente esterno (qualora, cioè, l’aria comburente fosse diversa da quella di processo) allora la diluizione potrebbe risultare elevata, alterando
il valore di concentrazione al camino. Nella pratica invece, ciò non avviene, in quanto il recupero termico è sufficientemente elevato (superiore al 50% nei recuperativi e superiore al 90% nei rigenerativi) e l’aria comburente raramente supera, quantitativamente, il 10% dell’aria di processo. A titolo di esempio, si propone il seguente calcolo che mostra come il consumo di ossigeno dell’aria di processo sia basso e come, di conseguenza, il tenore di ossigeno residuo al camino sia prossimo a quello iniziale. Si consideri un combustore termico recuperativo, con recupero di calore pari al 50%, che tratti 5 g/Nm3 di etilacetato (potere calorifico inferiore = 6.100 kcal/kg); il combustibile ausiliario utilizzato è metano (potere calorifico inferiore = 11.900 kcal/kg). L’ossigeno consumato per l’ossidazione del VOC è pari a 1,82 g/g; l’ossigeno consumato per la combustione del metano è pari a 4,0 g/g. Lo sviluppo del calcolo è indicato nella tabella seguente:
Nel caso di un impianto di combustione rigenerativo, con recupero di calore pari al 90%, che tratti 0,5 g/Nm3 di etilacetato, il tenore di ossigeno residuo in aria risulta pressoché invariato, pari al 20,4%. Per concludere, fissare un riferimento per l’ossigeno diverso dal 21% quando viene trattata aria contenente ossigeno atmosferico, sarebbe come affermare che l’aspirazione di processo è eccessiva e già diluita a monte; ciò entra però in contraddizione col fatto che la quantità di aria di processo viene stabilita nel documento di autorizzazione delle emissioni. L’imposizione della Provincia di
Pesaro è dunque impropria e l’utente dovrebbe fare ricorso entro i tempi stabiliti dalla normativa.

SCHEMA GENERICO DI COMBUSTORE TERMICO RIGENERATIVO
Aria comburente
Combustibile ausiliario
Camera di combustione
Riempimento Riempimento
Emissione da trattare
Camino