Bilancia giustizia certificazione

Più le procedure sono economiche, con prove facilmente superabili, e più una certificazione avrà la possibilità di essere commercializzata. Le aziende mettono su un piatto della bilancia i costi da pagare per ottenere la certificazione, sull’altro la quota di mercato che il marchio può consentire di conquistare

ENZO MORANDI (CERTO – CENTRO RICERCHE TOSCANO)

Da un po’ di tempo, enti pubblici, associazioni, grandi aziende e tutti coloro che vogliono dormire sonni tranquilli, hanno smesso di compilare dei capitolati, spesso anacronistici e poco precisi, sui quali il possibile fornitore doveva passare qualche notte per capirci qualcosa, per poi assistere alla perdita del contratto, perché il solito furbo, senza neanche leggerlo, aveva formulato un’offerta un po’ più bassa fregandosene altamente del capitolato. Finalmente si è capito che con le certificazioni, sia del fornitore stesso, sia del prodotto che egli fabbrica, il rischio di fregature diminuisce enormemente, fino addirittura, nel caso di certificazione di prodotto, a sparire del tutto.  Ma che roba è questa certificazione di prodotto? Intanto bisogna stare attenti a non confondere un certificato di prova con un certificato di prodotto. Il primo, più appropriatamente chiamato rapporto di prova, è sì un certificato, ma certifica solo che su una porzione di prodotto o ciclo consegnato da qualcuno ad un laboratorio di prove, è stata fatta quella singola prova e quel prodotto esaminato ha dato quei risultati: il laboratorio garantisce questi risultati. La certificazione di prodotto è molto di più: essa prevede tutta una serie di operazioni preliminari, come il controllo di produzione, la rintracciabilità dei prodotti messa in essere dal produttore, la costanza delle prestazioni dei vari prodotti che compongono il ciclo o il prodotto finito, il prelievo dei campioni da prelevare,  oltre che dal produttore, anche sul mercato, per varie volte l’anno. Infine vengono fatte varie prove (più sono, meglio è) e ripetute più volte, per avere la certezza che quel prodotto o ciclo sia veramente quello che poi verrà certificato. Le procedure (anche complesse ed articolate) spesso (purtroppo non sempre) vengono depositate presso un notaio, oppure (ma di questi non ne abbiamo ancora visti) validate da un ente certificatore terzo, il quale controlla che tutto ciò che viene dichiarato nella procedura sia veramente eseguito, magari facendo anche dei controlli al produttore stesso. Come sempre, sia per quanto riguarda semplici prove, sia per le certificazioni, l’attendibilità delle procedure e dei risultati dipende da chi le fa e da quanta professionalità e preparazione ci mette ma, soprattutto nelle certificazioni di prodotto, dipende principalmente dal numero e dal tipo di prove fatte e da quante volte vengono ripetute, sia per la certificazione iniziale, sia per il rinnovo annuale. Chiaramente anche in queste cose (che invece dovrebbero essere al di sopra di tutto) c’è sempre l’influenza del rapporto tra costi e benefici: su un piatto della bilancia si mettono i costi da pagare per ottenere la certificazione, sull’altro la quota di mercato che la certificazione può consentire di conquistare. Ovviamente più la procedura sarà economica e più  possibilità avrà la certificazione di essere commercializzata, ma soprattutto più le prove da superare saranno facili, più produttori potranno ottenerla ed il mercato si allargherà. Quando un istituto, un centro ricerche od un’associazione, crea delle certificazioni di prodotto, dovrebbe anzitutto prendere a cuore la difesa del consumatore, assumendosi tutte le responsabilità possibili ed immaginabili;  purtroppo alcune volte si assiste a certificazioni, prettamente commerciali, dentro le quali c’è poca garanzia ma tanto profitto per chi le fa. Altre volte invece si assiste ad entità certificative che, pur avendo preparato delle procedure eccellenti, con prove molto selettive, non riescono a riprendere i soldi investiti rischiando l’indebitamento o peggio, solo perché il produttore preferisce una certificazione a prezzi più bassi e più facile da ottenere. Morale: come tutti i prodotti offerti dal libero mercato, anche le certificazioni di prodotto dipendono da chi le fa e da che quello che ci mette dentro; è chiaro che chi userà la certificazione per scegliere un prodotto, dovrà guardare bene cosa contiene (numero di prove, numero di ripetizioni, sistemi di prelievo, controlli ai produttori e così via). Si sa, non è né facile nè comodo, ma chi non si informa se la prende in saccoccia, anche se è sempre meglio un prodotto certificato all’acqua di rose, piuttosto di uno certificato solo dal rappresentante che lo propone.