materie prime vernici

Con l’impennata dei prezzi di energia e combustibili, crescono i costi di trasporto, i prezzi delle materie prime e i prezzi delle vernici. Quali sono le ripercussioni sulle attività di verniciatura?
I produttori di vernici rispondono 

Nel numero di gennaio abbiamo segnalato l’ormai cronica carenza di materie prime per vernici (solventi, resine e pigmenti) aggravata dalla scarsità dei materiali per l’imballaggio, con conseguenti impatti sulla disponibilità e i prezzi delle vernici e dei loro contenitori (fusti metallici, scatole di cartone e contenitori in plastica).
L’aumento dei costi era stato segnalato con grande preoccupazione da Assovernici, l’associazione che rappresenta una parte dei produttori italiani del comparto, che lamentava le enormi pressioni a cui sono sottoposti i loro soci, messi in seria difficoltà anche dai continui aumenti legati al consumo di energia.
Dato che le previsioni per il futuro sono tutt’altro che incoraggianti (secondo gli analisti la situazione durerà per tutto l’anno e ci si aspetta che i prezzi del petrolio rimangano al di sopra di 70 dollari al barile), tralasciando di analizzare le cause del fenomeno, ci siamo concentrati sulle conseguenze per i verniciatori, in particolare per quanto riguarda i prezzi delle vernici.
Nel processo produttivo delle vernici le materie prime rappresentano circa il 50+60% dei costi complessivi, a seconda del tipo di vernice, per cui resta da capire come sia possibile che, a fronte di un vertiginoso aumento delle materie prime, il prezzo finale delle vernici sia aumentato in modo generalmente contenuto.
Noi ipotizzavamo due alternative:
1) i produttori stanno sostenendo a proprie spese parte dell’aumento dei costi, per cui dato che il problema non è transitorio, vedremo i risultati di questa strategia commerciale nei prossimi bilanci;
2) i produttori hanno modificato le formulazioni, in modo da contenere i costi utilizzando materie prime diverse, meno soggette all’impennata dei prezzi, con una possibile riduzione della qualità dei prodotti, per cui vedremo i risultati di questa strategia tecnico-commerciale nei prossimi mesi, quando potremmo assistere a un aumento dei difetti e dei conseguenti contenziosi
Abbiamo chiesto un’opinione agli operatori del settore sulle nostre ipotesi: alcuni ci hanno risposto direttamente, di altri abbiamo raccolto il parere da loro interventi apparsi sui social media nel mese di dicembre.

I pREZZI DELLE VERNICI: I Produttori rispondono

Segreteria Assovernici

I nostri associati stanno subendo, come tutti, questa situazione di aumento costi che non è solo italiana bensì mondiale. Non è facile ipotizzare l’entità della perdita in marginalità perché dipende dal mix di prodotti ed è quindi diversa per ogni azienda anche l’influenza sui prezzi delle vernici.
Per quanto riguarda la modifica delle formulazioni, questa attività non è percorribile, visto i pochi gradi di libertà delle nostre ricette. Infatti qualsiasi modifica che riducesse il livello qualitativo verrebbe immediatamente percepita dal mercato e avrebbe conseguenze evidentissime sulle caratteristiche del prodotto, nonché sulla colorimetria.

Pierangelo Zobbio, Presidente – CEO di Estalia Performance Coatings S.p.A.

La nostra società ha messo in atto l’ipotesi 1, ovvero si è accollata per parte dell’ anno gli aumenti del prezzo delle vernici: penso che questo valga per molte società del settore.
Poi naturalmente si sono fatti aumenti di listino che cercano di recuperare parte di questi aumenti e anche nel corso nel 2022 si prevedono altri aumenti.
Nel nostro caso l’ ipotesi 2 non è nemmeno presa in considerazione: nessuno pensa di risparmiare con nuove materie prime. Se sono state ricercate è solamente per trovare alternativa a quelle mancanti e in ogni caso prima di inserirle nei formulati sono state tutte testate come si fa normalmente quando si introducono nuove materie prime.

Gianfranco Oberti, Amministratore di Astra Vernici

Egregio Direttore, le confermo che tutti gli indicatori in nostro possesso ci segnalano una situazione di perdurante difficoltà nel reperimento di numerose materie prime ed una forte tensione dei prezzi che, ragionevolmente, perdurerà almeno fino all’estate del 2022.
Oltre questa data, qualsiasi previsione diventa oggettivamente poco attendibile, ragion per cui non è il caso di addentrarsi in scenari di pura fantasia.
Purtroppo, durante tutto l’arco del 2021, il repentino e continuo aumento delle materie prime ci ha costretto, tutti quanti noi produttori di vernici per legno, ad una continua rincorsa ad aggiornare le quotazioni dei nostri prodotti con alcune distinzioni:
– i produttori di prodotti vernicianti “più attenti”, dotati di sistemi di controllo dei costi e supporti informatici più evoluti ed in grado di prevedere tempestivamente l’impatto dei nuovi costi sulla redditività attesa, come noi per esempio, che ci avvaliamo ampiamente di algoritmi di business intelligence, hanno agito con fermezza e buona tempestività, attualizzando più volte nel corso dell’anno le quotazioni dei loro prodotti. Quanto sopra, tuttavia, con un inevitabile “gap” temporale di almeno un trimestre, in quanto questo è il tempo minimo necessario nel nostro settore per aggiornare il listino e metterlo in pratica rispetto all’aumento dei costi che invece è stato immediato;
– qualche altra azienda, diciamo “un po’ meno attenta” ha impiegato più tempo ad aggiornare i listini di vendita, forse sperando così di recuperare “improbabili” quote di mercato; a mio modesto avviso, per esperienza più che trentennale nel settore, il ritardare gli aumenti per immaginare di “acquisire quote di mercato” è una strategia commerciale miope che non ha mai funzionato, nemmeno negli anni buoni e figuriamoci in questi frangenti (a questo proposito gli anglosassoni direbbero: “easy come easy go”).
Temo che questa mancata reattività avrà quest’anno un impatto fortemente negativo nel conto economico delle aziende di questo secondo gruppo. Staremo a vedere.
Premesso ciò, per tutti i produttori l’anno passato è stato in gran parte speso verso una costante rincorsa del “recupero” della marginalità volatizzata a causa degli aumenti.
Non è stato facile poiché, per molte ragioni, tutti noi come settore, “non eravamo più abituati” a questo nuovo scenario perché negli ultimi 20 anni le variazioni sono state sempre minime e soprattutto discretamente lente e prevedibili.
Poi, improvvisamente, a partire dalla fine del 2020 abbiamo dovuto scontrarci con questa nuova difficile situazione che ha costretto, tra l’altro, i nostri tecnici ad un super lavoro per adattare le formule, non, come scrive Lei, in un’ottica di risparmio sui costi ma, al contrario, per oggettiva indisponibilità di materie prime: questo è stato il vero leitmotiv dell’anno passato, che ha portato anche ad aumenti di “costo formula” pur di evadere gli ordini e accontentare i clienti.
Per intenderci, noi quest’anno, proprio a causa dei già menzionati problemi di shortage delle materie prime e pur di accontentare i clienti e non far mancare loro i nostri prodotti, abbiamo più volte utilizzato materie prime più pregiate in prodotti di fascia inferiore (o venduto prodotti di fascia superiore allo stesso prezzo), senza con questo gravare sui prezzi di vendita dei clienti.
Quindi, ricapitolando e per rispondere ai suoi quesiti, per quanto ci riguarda e obtorto collo, abbiamo senz’altro sostenuto, pur contenendolo, un aumento dei costi a discapito della marginalità, nonostante la tempestività nell’agire.
Tuttavia, era semplicemente impossibile far meglio in un mercato, quello delle vernici per legno, caratterizzato da notoria sovra capacità produttiva, fortissima competitività e totalmente impreparato a questo tsunami.
Nondimeno, sempre riferendoci ad Astra Vernici, l’importante lavoro iniziato anni addietro di posizionamento dei nostri prodotti verso articoli ad alto contenuto tecnologico ci ha consentito di chiudere un anno dai risultati molto lusinghieri e con ottime prospettive per il 2022.

Andrea Moltrasio C.E.O – President di ICRO COATINGS, dicembre 2021

Nell’aprile del 2021 avevamo immaginato uno scenario di aumenti dei prezzi delle materie prime e, di conseguenza, delle vernici, non distante da quello che è poi successo: un incremento dal 15% al 25% in funzione delle specifiche linee di prodotti vernicianti. Solo per coprire parzialmente i costi.
A settembre l’atteso ridimensionamento non c’è stato. Non solo, nuovi shortage di materie prime primarie per il settore, notevoli aumenti dei costi dell’energia, degli imballi, dei trasporti marittimi e di altre voci.
Percepiamo una preoccupazione dei nostri clienti ai quali rispondiamo sempre con tutte le informazioni più puntuali possibili, perché la condivisione nella filiera degli oneri di questa situazione è l’unico atteggiamento orientato al lungo termine. Le speculazioni sulla situazione, cioè incursioni azzardate nel mercato o ricarichi eccessivi, non interessano agli operatori professionali, magari sul mercato da più di 70 anni come ICRO.
Tra le questioni più difficili del momento quella del biossido di titanio è particolare: la capacità di produzione è al momento limitata, la domanda cresce, senza nuovi investimenti è molto probabile che i prezzi dei pigmenti di biossido di titanio, quindi quasi tutti i prodotti pigmentati, aumenteranno di più del tasso di inflazione, qualunque sia. Inoltre, l’etichettatura, che considera la classificazione Ti02 come cancerogeno di classe 2 e la stima di emissioni equivalenti di CO2 per kg pari a 5kg utilizzando i processi convenzionali al solfato o al cloruro, creano instabilità intorno al prodotto oltre alla ricerca di nuovi metodi produttivi o di possibili parziali sostituti. Insomma “una tempesta titanica”.
Per i derivati del petrolio il prezzo si modererà nel 2022 ma restando su livelli elevati fino al 2023. Speriamo che si riducano sensibilmente atteggiamenti speculativi di forza maggiore dichiarata con una frequenza eccessiva nel corso di questi due anni dall’inizio della pandemia.
In sintesi, fino a giugno 2022 soffriremo nella nostra filiera, ma sfide anche più grandi ci attendono e ne parleremo in una seconda occasione.

Riteniamo interessante anche una riflessione di Moltrasio sul tema dell’inflazione, che aiuta a comprendere gli orizzonti economici che ci troveremo di fronte nei prossimi mesi di quest’anno

L’inflazione c’è. Punto. Il fatto che sia temporanea, come ci rassicurano economisti e banchieri centrali, non ci tranquillizza più di tanto perché le imprese lavorano oggi e non possono non tenere in considerazione certezze come quelle che ci ha comunicato l’Istat a fine novembre: +3,8% su base annua in Italia il più alto dal 2008. Inoltre tutto è “temporaneo”, ma per quanto?
E’ un bene, un male? Che cosa ci aspetta? Il livello di incertezza è alto, ma “il futuro è aperto e dipende da noi, da noi tutti”, come recita il celebre aforisma di K. Popper, ma perché?
Stiamo vivendo una situazione speciale: siamo inondati di risorse in parte in prestito e in parte regalate dalla Unione Europea, che ha sospeso anche i vincoli di bilancio; la politica monetaria è sempre espansiva, i tassi molto bassi o negativi; la considerazione dell’Italia , grazie al Presidente Draghi, mai così in alto.
Alla domanda durerà a lungo o è un momento che finirà presto, si risponde che dipenderà da molti fattori, soprattutto da: A) inflazione; B) Covid; C) debito. Vediamoli nel dettaglio. A) Inflazione
Se i prezzi continuano a salire le banche centrali cominceranno a intensificare il cosiddetto “tapering”, cioè a ridurre il ritmo mensile degli acquisti di attività nette per i titoli pubblici , per quelli garantiti e così via. Se non bastasse aumenteranno i tassi, la crescita, attualmente alta in Italia ad esempio, rallenterà. Per la generazione che ha vissuto la “stagflation”, quindi una crescita dei prezzi da “cost-push” senza l’aumento della produzione è un problema serio; lo è in particolare per le nostre aziende. Ecco perché le cosiddette riforme per la crescita del PNRR sono da fare subito senza aspettare o tergiversare su piccole questioni di interessi particolari. Dipende da noi.
B) Covid
Le varianti COVID continuano ad interferire sulle scelte di business. I vaccini ci danno però certezze maggiori e quel clima di paura che ha caratterizzato il 2020 deve finire presto. Dobbiamo, se pure con tutti i cambiamenti provocati dalla pandemia, vivere quello che si chiama in genere un “new normal” sui posti di lavoro, guardando oltre. Dipende da noi.
C) Debito
La questione del debito è tecnica, ma anche culturale ed è quella più insidiosa.
Ho sentito la battuta “il debito è un problema del secolo scorso”: non mi è piaciuta!
E’ chiaro che in questo momento la recessione da Covid è stata combattuta con politiche espansive, sia sul piano monetario che fiscale. La disciplina del debito però deve rimanere, se no tutto è debito “buono” e non “cattivo”, per dirla alla Draghi, e alla fine pagheranno quelli che verranno.
Gli investimenti si fanno perché con il ritorno degli stessi si pensa di pagare il debito. Questo è il vero rigore. Quello del passato era sbagliato, si veda la crisi greca, perché si chiedeva rigore senza adeguate risorse per le riforme.
Vedere tutta l’attività in corso, come quella legata al bonus 110%, senza una sana idea di rientro e di stabilizzazione della crescita può essere pericoloso. Dipende da noi.
La tempesta non è più perfetta, la rotta è difficile, la navigazione in corso.

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