Prezzi segnali di flessione

La produzione industriale italiana aveva già cominciato a diminuire dal novembre dello scorso anno, confermando il peggioramento del contesto economico. Secondo le analisi del Centro Studi di Confindustria, il calo dipendeva dalla diminuzione di entrambe le componenti della domanda (interna ed esterna), in linea con l’andamento negativo del clima di fiducia degli imprenditori manifatturieri.

Anche la dinamica degli ordini e le attese delle imprese non lasciavano intravedere alcun miglioramento nel breve termine. Nell’ultimo trimestre dello scorso anno, il PIL ha fatto registrare un calo dello 0,2% sul trimestre precedente, anch’esso in calo dello 0,1%, quindi, secondo le convenzioni degli economisti, con due cali consecutivi del PIL trimestrale, l’economia è entrata ufficialmente in recessione.

Questo risultato negativo determina un ulteriore abbassamento del tasso di crescita tendenziale del PIL, che scende allo 0,1%, dallo 0,6% del trimestre precedente, dovuto, secondo gli analisti dell’Istat, al netto peggioramento della congiuntura del settore industriale a cui si aggiunge un contributo negativo del settore agricolo, a fronte di un andamento stagnante delle attività terziarie.

Dall’andamento dei primi mesi di quest’anno non si intravedono segnali di miglioramento per tutto il 2019. Il persistere di timori e l’accresciuta incertezza degli operatori economici (imprese e famiglie), cominciano a far sentire gli effetti sull’economia reale, attraverso il rinvio della decisioni di consumo e di investimento e l’aumento del risparmio.

Nel manifatturiero, con l’unica eccezione di settembre, la fiducia è ormai in progressivo calo da marzo 2018, toccando i minimi da due anni; sono ulteriormente peggiorati giudizi e attese di produzione e ordini (specie esteri).

Le preoccupazioni non sono solo entro i confini italiani, anche il PIL globale dell’Eurozona ha rallentato nel 2018, con una crescita dell’1,8%, in scia a un quarto trimestre in cui la crescita è stata dello 0,2% sul terzo, quando l’incremento era stato lo stesso.

A dicembre si è registrato un ulteriore, marcato indebolimento di quasi tutti gli indicatori. In particolare erano peggiorate le attese su produzione e ordini, tornate sfavorevoli dopo quasi quattro anni di crescita, anche a causa di uno rallentamento dell’export.

E’ rimasto stabile fino alla fine del 2018, su livelli ancora elevati, il tasso di utilizzo degli impianti, ma hanno frenato in misura sensibile gli investimenti, una tendenza che sta caratterizzando anche i primi mesi del 2019.

Poche novità sul lato occupazionale, dove da alcuni trimestri le aziende non hanno in programma variazioni della manodopera, mentre si assiste a un leggero ma significativo aumento generalizzato del ricorso alla Cassa integrazione.

La ripresa occupazionale si è arrestata nel giugno 2018 e l’indebolimento dell’attività fa temere un’interruzione del trend positivo che si era manifestato fino alla metà dello scorso anno.

Alla fine dell’anno erano aumentati i disoccupati, verso i 2,8 milioni: in estate erano calati, nonostante la contrazione dell’occupazione, a causa di minore partecipazione al mercato del lavoro.

Si è allargata ulteriormente la forbice tra piccole e medie imprese, con indicatori di segno opposto per le due tipologie: pessimiste le imprese con meno di 50 addetti, cautamente ottimiste le imprese più grandi.

Si è indebolita la correlazione tra propensione all’export e aspettative di produzione e le attese sono negative sia per le imprese presenti sul mercato domestico che per i grandi esportatori: fanno eccezione le imprese con una struttura delle vendite più diversificata.

A livello mondiale gli scambi sono in calo e sulla fiducia degli operatori pesa l’incertezza generata dal protezionismo USA e dalle tensioni geo-politiche in Medio Oriente.

Il traino estero, che anche in Italia aveva dato una grande spinta alla ripresa economica degli ultimi due anni, comincia a perdere colpi e nei primi mesi del 2019 si comincia a intravedere un segno negativo rispetto sia al 2018 che al 2017, come segnalano gli indicatori qualitativi sugli ordini manifatturieri esteri (PMI e giudizi delle imprese ISTAT).

La dinamica calante del quarto trimestre del 2018 si evidenzia in particolare dalle valutazioni sugli ordini interni dei produttori di beni di consumo e di beni strumentali, meno favorevoli, mentre le vendite al dettaglio sono sostanzialmente piatte negli ultimi mesi, con le immatricolazioni in flessione. Inoltre, la riduzione della ricchezza finanziaria delle famiglie, a causa della discesa dei prezzi delle attività, potrebbe accentuare la già cresciuta prudenza nella spesa, anche se il greggio meno caro aiuta.

Variazione costi materie prime

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