Vernici svendute

La lotta per la latta! Un racconto di Giorgio Grecchi sulle vernici svendute in un mercato sempre più in declino

Vernici svendute

Vernici svendute: quanto al “chilogramo”?

La piazza era gremita di bancarelle: risuonava delle grida degli imbonitori rivolte ad un pubblico scarso e distratto, tra il quale si alternavano facce curiose, disperate, sospettose e sospette.
I raggi ingiallenti di un sole semilucido e non perfettamente in tinta si riflettevano sulle latte variopinte, diverse per ogni bancarella, sui pannelli multicolori esposti, mettendo a nudo qua un puntino di polvere, là uno sfiammamento o una sbiancatura, creando effetti ottici sui cartelloni pubblicitari dei più esibizionisti.
L’unica nota di allegria era data dai numerosi carrettini ambulanti, disdegnati da coloro che potevano (ancora) permettersi il lusso di una bancarella, ma fermati ad ogni passo da clienti occasionali e di poche pretese coi quali, dopo una rapida trattativa, concludevano apparentemente sostanziosi affari.
Gravava sulla piazza un’inconscia ombra di tristezza, un’atmosfera intangibile di rimpianto, di nostalgia, mista a rimorso, quasi si stesse assistendo impotenti alla fine di appartati banchetti appartenenti ad un’epoca ormai irrimediabilmente scomparsa.
Ciò che più colpiva l’osservatore attento e competente, non erano gli articoli esposti su ogni banco, apparentemente tutti uguali, bensì i cartellini dei prezzi e le voci dei venditori che li cantilenavano con più o meno convinzione, che avevano tali differenze fra di loro da creare una profonda confusione nei pochi visitatori intenzionati a comprare, lasciandoli così in bilico tra il sospetto della fregatura e l’ingordigia dell’affare insperato.
Per un frequentatore assiduo della pizza era facile individuare i nuovi arrivati alla sagra, ogni anno più numerosi, con le loro bancarelle meno ingombranti, dietro le quali una o due persone al massimo offrivano le presunte fonti della loro futura fortuna, così come era impossibile fingere di ignorare gli spazi vuoti lasciati da coloro che solo l’anno prima si imponevano all’attenzione della folla, allettandola con sconti e saldi da liquidazione e che oggi venivano rimpiazzati da qualche nostalgico o illuso sopravvissuto, che tentava di sfruttare l’antico splendore riproponendosi con un nome nuovo.
Ci si stupiva anche di riconoscere dietro i banchi diversi le stesse facce, che solo l’anno prima decantavano gli articoli oggi criticati e vilipesi, mentre non si capiva a cosa servissero gli strani individui che si aggiravano ben vestiti, ben pasciuti e ostentatamente (quasi orgogliosamente) maleducati, su vistose automobili, seguiti dagli sguardi di amore-odio degli espositori. Costoro si frapponevano a forza fra i potenziali clienti e le bancarelle, farfugliando assurdità e bugie colossali (spesso in buona fede, dettate dalla loro totale ignoranza su ciò che vendevano), giustificate soltanto da un biglietto da visita: “Rappresentante“!!!
Le prime ore della giornata scorrevano lente e quasi silenziose. I venditori si sorridevano l’un l’altro, lanciando occhiate furtive e indagatrici sulla merce dei vicini, condite da commenti maligni e speranzosi sui previsti crolli di questa o quella bancarella, già traballante.
I primi visitatori giravano ancora indisturbati poichè i rappresentanti non avrebbero invaso la piazza prima di mezzogiorno. Ed ecco di colpo un grido, un segnale di partenza più secco di un colpo di pistola, più atteso dello sventolio di uno starter: “MILLESETTECENTOCINQUANTA LIRE AL CHILO! CARTEGGIABILE! TRASPARENTE!
La lotta per la latta era cominciata.

Giorgio Grecchi

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