Black out in vista?

I segnali di allarme arrivano da più parti e non si riferiscono solo alla possibilità che nei mesi invernali possa interrompersi la fornitura di energia elettrica. Il blackout più pericoloso è quello che riguarda l’interruzione della produzione in interi settori, a causa dell’insostenibilità dei costi produttivi

Il primo allarme lo ha lanciato Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo, che rappresenta una delle filiere più importanti del made in Italy nel mondo: “se l’Europa e/o il Governo italiano non metteranno in campo a strettissimo giro misure volte a bloccare gli aumenti ormai insostenibili di gas ed energia, devono essere consapevoli che tireranno il freno a mano a intere filiere produttive, fra cui quella del legno-arredo, che saranno costrette a fermare la produzione, a mettere i lavoratori in cassa integrazione e a perdere competitività sui mercati”.
Quando questa rivista sarà pubblicata ci sarà già in carica un nuovo Governo, che dovrà affrontare un’emergenza che, mentre stiamo scrivendo (settembre), si preannuncia sempre più grave per le aziende del nostro settore più energivore, come quelle dei pannelli, che rappresentano il primo anello della filiera.
I costi sono ormai fuori controllo e nell’impossibilità di far ricadere gli aumenti sul consumatore finale, le aziende saranno costrette a interrompere la produzione e a chiedere la cassa integrazione per i propri dipendenti.
E’ inevitabile che in tempi brevi il problema coinvolgerà l’intera filiera del legno-arredo, che potrà evadere gli ordini solo in base alle scorte di magazzino, che non superano in genere i 30 giorni: in pratica già ad ottobre ci potrebbe essere il black out della filiera legno.
Per questo FederlegnoArredo, come tutte le associazioni di categora, chiede un tetto europeo e/o italiano al prezzo del gas, il raddoppio del credito d’imposta per le aziende che hanno perso marginalità e fatturato e la salvaguardia dell’uso a cascata del legno, onde evitare che sia più conveniente bruciarlo anziché lavorarlo e produrre valore aggiunto.
Dello stesso tenore è stato il grido di allarme di Maria Porro, presidente del Salone del Mobile e di Assarredo, che teme nei prossimi mesi difficoltà a consegnare i mobili rispettando i tempi medi, con il rischio di un sorpasso da parte dei concorrenti stranieri.
Nonostante il successo della scorsa edizione del Salone il comparto potrebbe non riuscire a sostenere la crisi energetica. Pur avendo retto bene alla crisi pandemica, i mobilieri hanno subito negli ultimi due anni il rialzo dei prezzi delle materie prime e la guerra russo- ucraina ha peggiorato le cose, dato che si tratta dei due Paesi di maggiore importazione del legno.
Il problema non colpirà direttamente chi vende mobili, ma soprattutto i produttori di pannelli di legno, concentrati in Friuli e Veneto, che hanno più necessità di energia per la loro lavorazione, che inevitabilmente riverseranno i costi a valle e tutto questo aumenterà la spinta inflattiva, che si rifletterà sui consumatori finali.

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