vernici poliesteri

I risuItati del test sulle vernici per esterni promosso dai produttori di finestre, rappresentati da “Edilegno-Federlegno Arredo”, in collaborazione con “Professione Verniciatore”

PREMESSA

Sul mercato esiste una larga gamma di prodotti per la protezione dei serramenti, caratterizzati da prestazioni e prezzi molto diversi. Gli utilizzatori non hanno a disposizione un criterio univoco per distinguere tra prodotti con caratteristiche migliori o peggiori e quindi la scelta molto spesso è casuale. Questa situazione ha reso necessario predisporre una normativa europea che mettesse a disposizione del mercato una metodologia affidabile, basata su criteri prestazionali, in modo da consentire ai serramentisti di scegliere il prodotto che soddisfa le loro necessità in termini di durabilità e protezione, tenendo anche in considerazione l’aspetto economico.

UNA NORMA AFFIDABILE?

Tra i dubbi che serpeggiano tra gli operatori, va segnalato quello che mette in discussione la riproducibilità dei risultati delle prove, utilizzando diversi provini appartenenti alla stessa specie legnosa. Tali dubbi sono già stati segnalati da diverse fonti per quanto riguarda il comportamento del legno nei confronti della permeabilità al vapore e all’acqua. Il pannello su cui viene fatta l’applicazione condiziona il risultato finale. E’ infatti sufficiente commettere un piccolo errore nella scelta dei provini, anche in buona fede, per falsare l’esito delle prove. Alcuni Paesi (Germania e Paesi Scandinavi in particolare) hanno già espresso la volontà di rendere le norme ancora più selettive, ma ancora non è ben chiaro né il reale livello di severità, né l’applicabilità sul campo. I serramentisti italiani, rappresentati da “Edilegno-Federlegno Arredo”, vogliono quindi vederci chiaro, come hanno già cominciato a fare i loro colleghi tedeschi. L’esistenza di norme europee per provare e classificare le vernici sulla base delle loro prestazioni, sta già influendo sul mercato italiano, in quanto per la prima volta esiste la possibilità di definire i “requisiti” per le vernici e la possibilità di provarle utilizzando un linguaggio univoco. Già diversi produttori di vernici hanno fatto effettuare prove sui propri prodotti, in quanto sono consapevoli che, pur essendo presenti sul mercato italiano da molti anni, potrebbero non raggiungere i requisiti previsti da queste nuove norme.

OBBIETTIVI DEL TEST

Finora utilizzatori e fornitori di vernici hanno partecipato scarsamente all’elaborazione della normativa europea, mentre è di fondamentale importanza far conoscere le opportunità offerte dal nuovo strumento normativo e i rischi derivanti dall’ignoranza sulla materia (scarse prestazioni dei serramenti in legno rispetto a quelli in alluminio o plastica, incapacità di distinguere i fornitori di vernici meno preparati, impossibilità di valutare correttamente il rapporto qualità-prezzo dei prodotti vernicianti). I produttori di infissi, rappresentati da “Edilegno-Federlegno Arredo”, con il supporto tecnico della nostra rivista, hanno avviato una sperimentazione che possa fornire una panoramica generale relativamente alle prestazioni dei cicli di verniciatura utilizzati per la protezione dei serramenti in legno.
Gli obbiettivi della ricerca sono i seguenti:
verifica delle prestazioni delle vernici all’acqua per serramenti utilizzate sul mercato italiano
verifica del grado di severità e affidabilità dei requisiti previsti da vari enti.

Professione Verniciatore ha avuto l’incarico di coordinare il progetto e di divulgarne gli esiti, in modo che una ricerca sperimentale, realizzata su alcune specifiche aziende, possa poi diventare “testimonianza” concreta da diffondere come modello positivo.
L’associazione dei serramentisti ha selezionato tre aziende produttrici di serramenti, rappresentative della realtà nazionale, che hanno fornito un campione di vernice, nonché un campione di finestra verniciata secondo le normali procedure aziendali. Sono state quindi realizzate alcune prove, i cui risultati sono qui riassunti.

I LIMITI DEL TEST

Il ciclo di verniciatura di un serramento deve proteggerlo e abbellirlo, con un impatto economico accettabile e competitivo. La sua qualità globale dipende quindi dai seguenti aspetti: estetico, economico e protettivo. Le prove selezionate non sono esaustive, perché mancano alcune di quelle previste dalla norma europea EN 927 (in particolare la prova di invecchiamento naturale, che però richiede un’esposizione di un anno, un tempo secondo noi troppo lungo per giudicare i prodotti presenti su un mercato in continua evoluzione), ed altre non normalizzate, ma che sarebbero comunque interessanti, ma che non sono stati fatti per motivi economici. Crediamo comunque che sia un utile esercizio, che ha lo scopo di iniziare almeno un dibattito che possa portare ad una maggior informazione e conoscenza tecnica della materia, in quanto le prove che abbiamo selezionato hanno il pregio di essere relativamente rapide ed economiche. In sintesi l’obbiettivo di questo progetto non è quello di giudicare e classificare le vernici migliori (non esiste ancora un metodo autorevole e riconosciuto internazionalmente per farlo), ma di trovare elementi di giudizio, sia pur parziali, che consentano a ogni serramentista di scegliere il prodotto che soddisfa le proprie specifiche esigenze, in base al rapporto prezzo/prestazione che ogni imprenditore deve necessariamente definire per collocare i propri manufatti sul mercato. Dovrebbero essere, a nostro avviso, le associazioni di categoria, con il supporto degli esperti e con gli strumenti delle norme tecniche a proporre specifiche d’acquisto e requisiti prestazionali che tutelino i loro rappresentati. L’esempio più concreto in questo senso viene dai serramentisti tedeschi, che hanno realizzato un protocollo forse molto complesso, ma che ha il pregio di essere stato concordato nell’esclusivo interesse dei consumatori (vedi Professione Verniciatore n° 38, pag. 6).

PROVA DI PERMEABILITÀ ALL’ACQUA (VERNICIATURA EFFETTUATA DAL CATAS SU ABETE, COME RICHIESTO DALLA NORMA)

Sarebbe stato meglio testare la permeabilità al vapore, ma la EN 927 non ha fissato un requisito minimo.  L’assorbimento di acqua svolge un’azione rilevante nel determinare le variazioni dimensionali del legno. Questo fenomeno, in elementi a precisione dimensionale come finestre e schermi oscuranti, porta ad una mancata funzionalità dell’elemento (imbarcamenti e svergolature). Inoltre le variazioni dimensionali del legno provocano la rottura del film di vernice, che non riesce a seguire i movimenti del manufatto, causando l’attività degradativa dei funghi dell’azzurramento e della marcescenza. S’intuisce dunque quanto sia importante, per un ciclo di verniciatura per serramenti, limitare l’assorbimento di umidità: proprio per questo l’ente normativo europeo ha fissato un requisito minimo mediando tra le proposte dei vari stati membri. Dato che i serramenti sono classificabili, rispetto alle variazioni dimensionali, tra i prodotti stabili, (norma EN 9271), il requisito minimo previsto dalla norma EN 9272 è di 175 g/m2.

Valutazione dei risultati (Tab. I)

Poiché le applicazioni sono state fatte dai tecnici del CATAS, possiamo considerare i risultati omogenei.Tutte le vernici hanno superato il valore minimo richiesto dalla norma, seppur con spessori del film asciutto molto diversi. Ciò significa che per avere lo stesso risultato servono quantitativi di vernice più elevati, con evidenti riflessi dal punto di vista economico e dei tempi di applicazione. A parità di costo per chilogrammo di vernice, è certamente più vantaggioso impiegare il ciclo che richiede l’applicazione di un quantitativo inferiore di vernice. Però, come vedremo in seguito, la norma non tiene conto degli spessori umidi applicati (valutati sommariamente in base alle schede tecniche del fornitore del prodotto), ma richiede soltanto di misurare con precisione lo spessore secco finale. In questo senso andrebbe approfondita l’incongruenza tra lo spessore secco (misurato in modo oggettivo) e lo spessore umido teorico, che si ricaverebbe, secondo l’uso comune, considerando un residuo secco medio del 35-40% (vedi anche il successivo paragrafo “Dubbi aperti). Sarebbe infine interessante valutare se l’abbassamento del valore di permeabilità all’acqua sia proporzionale al miglioramento delle prestazioni protettive del ciclo di verniciatura (gli esperti europei per ora si sono limitati ad affermare che è sufficiente rispettare il limite di 175 gr/m2). Tale giudizio sarebbe particolarmente utile soprattutto per coloro che producono serramenti in zone molto umide, dove una maggior impermeabilità all’acqua potrebbe essere importante, nonché per coloro che producono strutture come schermi oscuranti dogati o perlinati, per i quali un film più impermeabile riduce maggiormente i rischi di imbarcamento.

PROVA DI PERMEABILITÀ ALL’ACQUA (VERNICIATURA EFFETTUATA DAI SERRAMENTISTI SU PINO)

Si è ritenuto di analizzare anche i campioni verniciati dai serramentisti, per verificare cosa realmente succede nelle aziende e per fare un confronto tra i risultati delle prove effettuate sull’abete (richiesto dalla procedura normalizzata) e quelle effettuate su un tipo di legno comunemente impiegato dai serramentisti (abbiamo scelto il pino, ma sarebbe interessante fare lo stesso tipo di confronto con altri tipi di legno). Poiché le applicazioni sono state fatte in condizioni applicative diverse, i risultati non sono da ritenersi omogenei; tuttavia anche in questo caso tutte le aziende hanno raggiunto il valore minimo richiesto (Tab II). A parità di spessori applicati, rispetto alla prova effettuata su abete, sul pino si sono ottenute prestazioni superiori, forse dovute al fatto che il fondo applicato a flow coating dai serramenti fornisce  migliori caratteristiche di impermeabilizzazione rispetto al fondo dato a spruzzo dal Catas, o anche perché il legno di pino ha una minor velocità di assorbimento rispetto a quello di abete, o ancora perchè gli spessori applicati dai serramentisti sono meno precisi di quelli applicati dal Catas (lo strumento di misura ha un livello di imprecisione molto alto e risente della manualità dell’operatore). Le prestazioni dei diversi cicli comunque confermano i valori rilevati dall’applicazione effettuata dal CATAS, seppur su scala diversa. L’azienda C, per un errore di metodo nella preparazione dei provini, ha applicato uno spessore diverso da quello dichiarato, ottenendo un risultato sufficiente, ma molto vicino al minimo richiesto.

CICLI DI SPESSORE SECCO PERMEABILITÀ SPESSORE UMIDO
VERNICIATURA ACQUA DICHIARATO DAL
APPLICATI DAL (REQUISITO CATAS
CATAS SU ABETE MINIMO
175 g/m2 )
Azienda A Impregnante noce, fondo a spruzzo, finitura “grano” 160 µm 126 gr/m2 300-350 µm
Azienda B Impregnante noce, finitura “larice” 140 µm 116 gr/m2 300-350 µm
Azienda C Impregnante castagno, fondo a spruzzo, finitura “larice” 210 µm 91 gr/m2 600-650 µm

Tab. I – Prova di permeabilità all’acqua (norma EN 927-5). Il requisito minimo (previsto dalla norma sperimentale EN 927-2) è di 175 gr/m2. La verniciatura è stata effettuata dal CATAS su abete (tipo di legno fissato dalla norma)

Dubbi aperti

Teoricamente, se il residuo secco medio dei prodotti vernicianti è del 35-40% circa, applicando 300 micron umidi si dovrebbero ottenere 100 micron secchi (rapporto 3:1). Perché le prove danno risultati diversi da quanto ci si dovrebbe attendere? Innanzi tutto bisognerebbe essere precisi nel “dare i numeri”, misurando con precisione:
il residuo secco dei PV
lo spessore umido applicato. Essendo alle prime armi nei panni degli sperimentatori, non abbiamo pensato a far analizzare il residuo secco dei prodotti vernicianti. La norma non entra nel merito della loro resa effettiva, che però conta molto per chi vernicia: se per avere 100 micron secchi devo applicare 300 o 400 micron umidi, il mio consumo di vernice cambia del 30% in più o in meno, con le conseguenze economiche facili da calcolare! E’ evidente quindi (anche se con “il senno di poi”) che tra il 35 e il 40% di residuo secco (valori considerati “medi” dagli addetti ai valori) c’è una bella differenza di resa (circa il 15%), per cui vale la pena di controllare bene questi numeri. Per quanto riguarda invece lo spessore umido applicato, si è ormai dimostrato che il micrometro (spessimetro a pettine) ha un grado di imprecisione molto elevato (circa il 20%), per cui sarebbe stato molto più scientifico (sempre col “senno di poi”, ma se non avessimo fatto queste prove la cosa sarebbe rimasta sconosciuta ai più) optare per la pesata dei provini prima e dopo l’applicazione, per verificare quanta vernice era effettivamente andata sul pezzo.

CICLI DI VERNICIATURA APPLICATI DAI SERRAMENTISTI SU PINO SPESSORE SECCO PERMEABILITÀ ACQUA SPESSORE UMIDO DICHIARATO DAL SERRAMENTISTA
Azienda A Impregnante noce, fondo flow coating, finitura “grano” 140 µm 114 gr/m2 300-350 µm
Azienda B Impregnante noce, finitura “larice” 140 µm 96 gr/m2 300-350 µm
Azienda C Impregnante castagno, fondo flow coating, finitura “larice” 80 µm 171 gr/m2 300-350 µm

Tab. II – Prova di permeabilità all’acqua (norma EN 927-5). Il requisito minimo (previsto dalla norma sperimentale EN 927-2) è di 175 gr/m2. La verniciatura è stata effettuata dai serramentisti su pino

Senza contare poi che esistono fenomeni di inglobamento di aria nell’applicazione che possono far alzare lo spessore e che la differenza di massa volumica, viscosità e tixotropia tra prodotti vernicianti diversi influisce pesantemente sulla misura con strumenti a contatto/bagnatura e quindi sui calcoli teorici. Andrebbe infine approfondita la funzione dell’applicazione del fondo intermedio. Normalmente su pino non vengono applicati cicli a due mani, riservati ai legni di latifoglia o alla finitura degli scuri, ma nei cicli industriali, per evitare di modificare il ciclo produttivo in funzione del tipo di legno, spesso il ciclo a due mani è uno standard fisso. I serramentisti lo hanno applicato a flow coating, mentre il CATAS a spruzzo. Si ritiene comunemente che la funzione del fondo a spruzzo sia quella di dare un effetto di riempimento (funzione estetica), un effetto isolante dalle sostanze presenti nel legno e un effetto di protezione dagli agenti atmosferici, migliorando l’impermeabilità e la carteggiabilità del film. Il fondo applicato a flow coating darebbe invece minore impermeabilità, minore spessore, ma maggiore protezione complessiva, grazie al miglior assorbimento in tutti i punti critici.

PROVA DI INVECCHIAMENTO ACCELERATO (VERNICIATURA EFFETTUATA DAI SERRAMENTISTI SU PINO)

Questa prova artificiale ha il vantaggio di fornire risultati sulla resistenza di un ciclo di verniciatura in tempi molto più brevi rispetto all’invecchiamento naturale, anche se nessuno ancora ha dimostrato quanto i valori siano corrispondenti a ciò che realmente succede all’esterno. I pezzi verniciati vengono collocati in una macchina (QUV test) in cui subiscono per circa 3 mesi (2000 ore) l’azione continua degli agenti atmosferici (artificialmente riprodotti) più degradanti per un film di vernice, e precisamente umidità, raggi UV e sbalzi di temperatura. Dopo l’invecchiamento i pezzi vengono controllati in base ad uno specifico metodo, in via di ufficializzazione a livello europeo, che attribuisce un punteggio che va da 0 (risultato ottimo) a 5 (risultato pessimo). In attesa dell’ufficializzazione del metodo, alcuni laboratori europei (BRE inglese, CATAS italiano e IFT Rosenheim tedesco), hanno stabilito un protocollo che richiede che tutti i valori siano 0, eccetto per l’adesione, in cui è accettato anche il risultato 1.

Valutazione dei risultati (Tab. III)

L’azienda A non supera la prova solo per il risultato di adesione, appena inferiore all’ottimale, che non viene considerato particolarmente critico dagli esperti.
L’azienda C non supera la prova per motivi più preoccupanti, soprattutto per quanto riguarda il risultato ottenuto nella prova di sfogliamento.
Una carenza in questo parametro prestazionale produce l’interruzione della continuità del film di vernice, per cui si avrà penetrazione di acqua ed un degrado del supporto molto rapido. Tale esito è presumibile anche per il fatto che si è riscontrato uno sfarinamento significativo e quindi un’ulteriore riduzione dello spessore. Abbiamo già segnalato che, per un errore di metodo nella preparazione dei provini, l’azienda C ha applicato uno spessore molto diverso da quello previsto; il risultato conferma l’insufficienza dello spessore richiesto per fornire una prestazione ottimale e sono in corso ulteriori prove per verificare la differenza che si otterrà applicando gli adeguati quantitativi di vernice.

Dubbi aperti

Sarebbe interessante valutare se esiste un rapporto tra incremento dello spessore e miglioramento delle prestazioni protettive del ciclo di verniciatura nei confronti dei raggi UV e dell’umidità: gli esperti europei per ora si sono limitati ad affermare che è necessario raggiungere il livello 0.

PROVA DI PERMEABILITA’ DI FILM DI VERNICE LIBERI TRA 280 E 440 NANOMETRI (VERNICIATURA EFFETTUATA DAL CATAS SU PROVINI DI VETRO)

E’ noto che i raggi UV, a causa del loro alto contenuto energetico, provocano un notevole degrado sia della vernice, in particolare sulle finiture trasparenti, sia del supporto su cui il film è ancorato. Questa sollecitazione produce delle fratture nel film, una riduzione del suo ancoraggio ed una conseguente facile sfogliatura. Nei cicli di verniciatura coprenti invece i raggi UV vengono riflessi dalla pellicola e quindi non possono degradare né il film nè il supporto. Per questa ragione le laccature durano molto di più rispetto alle verniciature trasparenti. Per garantire una lunga durata del film anche quando si applicano cicli colorati non coprenti, è necessario che le vernici di finitura trasparenti garantiscano un’alta protezione ai raggi UV, mediante l’impiego di adeguati filtri. A livello europeo non si è ancora riusciti ad inserire nella
norma EN 927 un requisito preciso e un metodo univoco per misurarlo. In attesa di un accordo, alcuni istituti di ricerca hanno elaborato una procedura abbastanza simile (IFT di Rosenheim, CATAS italiano e BRE britannico). La prova prevede un’applicazione su vetro della vernice di finitura in modo da ottenere mediamente 80 micron secchi. Dopo l’indurimento la vernice viene staccata dal supporto mediante blanda umidificazione a vapore. Il film viene quindi condizionato per 72 ore in cella climatica ventilata a 20°C, con il 65% di umidità relativa.
Successivamente viene registrato lo spettro di trasmittanza tra 280 e 440 nanometri, tramite spettrofotometro UV-VIS. Per integrazione dell’area della curva ottenuta si ottiene un valore che, rapportato a 100, viene espresso come permeabilità del film tra 280 e 440 nanometri. Il
valore espresso rappresenta la media di tre letture su tre zone distinte del film di vernice, il cui spessore viene misurato tramite micrometro, misurando la trasmittanza del film, cioè la sua permeabilità alla luce. Gli istituti citati propongono che il requisito misurato nell’intervallo tra 280 e 440 nanometri sia mediamente inferiore al 2.4%. Valutazione dei risultati (Tab. IV) Alla determinazione di questo risultato concorrono sia la formulazione della vernice, sia i suoi additivi (filtri UV), sia i pigmenti (ossidi di ferro) che conferiscono la colorazione. Poiché l’applicazione è stata fatta dai tecnici del CATAS, con spessori uguali delle diverse vernici spruzzate su supporti identici, i risultati sono da ritenersi omogenei. Nessuna vernice ha superato la prova e la grande differenza dei risultati è stata spiegata dai produttori in modo diverso.

CICLI DI VERNICIA- TURA APPLICATI DAI SERRAMENTISTI SU PINO SPESSORESECCO FORMAZIONE DI BOLLEISO 4628 -5 SFARINAMENTO ISO 4628-6 SFOGLIAMENTO ISO 4628-5 FORMAZIONEDI CREPEISO 4628-4 ADESIONE ISO 2409
Azienda A Impregnante noce, fondo flow coating, finitura “grano” 140 µm 0 0 0 0 2
Azienda B Impregnante noce, finitura “larice” 140 µm 0 0 0 0 0
Azienda C Impregnante castagno, fondo flow coating, finitura “larice” 80 µm 0 1 1 0 1

Tab III – Prova di invecchiamento accelerato (bozza di norma CEN TC 139/WG2). La verniciatura è stata effettuata dai serramentisti su pino

Grafico 1 – Curve di permeabilità nella zona in cui la luce é più “aggressiva”

Grafico 2 – Curve di permeabilità (scala amplificata). La vernice C, che ha avuto il peggior risultato medio (18.8%), si comporta meglio delle altre nella zona UV (fino a circa 380 nm), ed è quindi ricca di filtri UV, ma si comporta peggio nella zona del visibile (oltre i 380 nm) ed è quindi povera di pigmenti inorganici

I produttori che hanno partecipato al test, valutando il comportamento delle vernici nell’ambito dei ristretti intervalli di lunghezza d’onda (vedi grafici 1 e 2), ritengono che non vi sia nulla di preoccupante nei risultati del test, in quanto l’impermeabilità nella fascia UV è mediamente buona, mentre diventa insufficiente all’inizio della zona del “visibile”. Questa differenza fa si che la media finale sia lontana dal valore del 2.4% proposto da alcuni enti, ma ciò non determina prestazioni insufficienti della vernice. Per raggiungere un valore inferiore al 2.4% (la cui autorevolezza non è comunque stata confermata a livello europeo dalle norme vigenti) si ritiene che basti colorare la finitura (usando ad esempio ossidi ferro non coprenti). Poichè però trasparenza (non in senso letterale, ma estetico) e impermeabilità sono inversamente proporzionali, siccome a non tutto il mercato italiano piace il “trasparente molto colorato”, non si ritiene di dover migliorare ulteriormente l’impermeabilità delle finiture colorandole di più.

VERNICE APPLICATA DAL CATAS SU SUPPORTO DI VETRO (80 MICRON SECCHI) PERMEABILITÀ MEDIA
Azienda A (finitura color grano) 7.5%
Azienda B (finitura color larice) 8.6%
Azienda C (finitura color larice) 18.8%

Tab. IV – Prova di permeabilità di film di vernice liberi tra 280 e 440 nanometri (il requisito massimo previsto dall’istituto ITF Rosenheim e dal Catas è il 2.4%). La vernice di finitura è stata applicata dal Catas su provini di vetro

Dubbi aperti

Che valori si propongono di raggiungere (e quindi di proporre all’ente normatore europeo) i produttori di vernici che operano sul mercato italiano, se non si ritiene di prendere come riferimento il requisito minimo del 2.4%? Con quale metodo ritengono debba essere misurata? Il QUV test non potrebbe bastare? Inoltre la prova viene fatta solo sulla finitura, mentre i cicli applicati sui serramenti prevedono l’applicazione dell’impregnante (che crea un’interfaccia specifica con il legno sottostante) e del fondo. Infine i filtri UV vengono rapidamente dilavati dall’acqua (e quindi la loro funzione protettiva si svolge in un arco di tempo limitato), mentre gli ossidi di ferro mantengono la loro funzione per molto tempo.

CICLI DI VERNICIATURA APPLICATI DAI SERRAMENTISTI SU PINO VARIAZIONE DI BRILLANTEZZA
Azienda A Impregnante noce – fondo flow coating – finitura grano – 15.9
Azienda B Impregnante noce – finitura larice 6.2
Azienda C Impregnante castagno – fondo flow coating – finitura larice 0

Tab V – Prova di variazione di brillantezza. La verniciatura è stata effettuata dai serramentisti su pino

CICLI DI VERNICIATURA IMPREGNANTE FONDO FINITURA
Ciclo A 2-butossietanolo= 3-5% TLV-TWA= 25ppm 2-butossietanolo= 3-5% TLV-TWA= 25ppm Prodotti pericolosi assenti
Ciclo B 3-iodo-2propinilbutil carbammatoTLV-TWA= NC / Prodotti pericolosi assenti
Ciclo C 2-butossietanolo= 2,5-10% TLV-TWA = 25ppm butilglicol= 0,5-1% TLV-TWA = 25ppm Prodotti pericolosi assenti
Tab VI – Confronto delle caratteristiche ambientali dei prodotti utilizzati nel test
* TLV-TWA= concentrazione media ponderata nel tempo, su una giornata lavorativa di otto ore e su 40 ore lavorative settimanali, alla quale si ritiene che quasi tutti i lavoratori possano essere ripetutamente esposti, giorno dopo giorno, senza effetti negativi.
**** NC= Sostanza non classificata, cioè non presente nelle liste preparate dagli igienisti, in quanto non è ancora stata sottoposta a indagine, per cui non se ne conosce il livello di pericolosità in termini di TLV
PROVA DI IMPILAGGIO (VERNICIATURA EFFETTUATA DAI SERRAMENTISTI SU PINO) – UNI EN ISO 4622/96

La prova verifica il comportamento del film al cosiddetto fenomeno del “blocking”. Tutti i campioni l’hanno superata

PROVA DI RESISTENZA ALLE MACCHIE D’ACQUA (VERNICIATURA EFFETTUATA DAI SERRAMENTISTI SU PINO)

La prova verifica la resistenza del film asciutto all’acqua che può cadere sui pezzi durante il trasporto o dopo il montaggio degli infissi. Tutti i campioni l’hanno superata

VARIAZIONE DI BRILLANTEZZA (VERNICIATURA EFFETTUATA DAI SERRAMENTISTI SU PINO)

A livello europeo non è stato inserito nella norma EN 927 un requisito preciso e un metodo univoco per misurarlo. Nel nostro test abbiamo misurato i gloss prima e dopo la prova di invecchiamento accelerato. Riteniamo che si possa affermare che minore è la variazione (e quindi più è basso il valore che si ottiene), migliore sarà la prestazione del ciclo di verniciatura(il valore – indica una perdita di brillantezza; vedi Tab. V).

PARAMETRI AMBIENTALI

Non esistono requisiti precisi o metodi per misurare l’impatto ambientale complessivo di un ciclo di verniciatura. Si riportano, a titolo puramente indicativo, i valori di TLV-TWA delle sostanze pericolosi contenute nei diversi prodotti (vedi Tab. VI).