guerra e vernici

L’esportazione dei prodotti vernicianti italiani nei Paesi coinvolti nel conflitto causato dall’aggressione russa all’Ucraina è valutabile intorno ai 100 milioni euro: la guerra incide quindi pesantemente anche sulle vernici

Alcune nostra aziende in particolare hanno lavorato molto negli ultimi 10 anni per aprire un mercato che sembrava florido e in continua crescita: Russia, Ucraina, Bielorussia e nazioni limitrofe hanno contribuito ad aumentare i fatturati delle nostre aziende, che hanno stretto legami commerciali sempre più intensi, grazie a una tecnologia molto apprezzata.
Mentre scriviamo (aprile) non sappiamo quale sarà l’esito del conflitto, che ha già creato (oltre alle terribili perdite umane) un terremoto commerciale e finanziario in tutti i settori, ma di certo gli effetti sul nostro settore non saranno di breve termine.
Oltre alla riduzione delle forniture dovuto alle difficoltà logistiche, la merce che riesce a passare non può essere pagata attraverso i consueti canali finanziari, in quanto i flussi di denaro vengono bloccati quando arrivano in Europa.
Con la guerra ci troveremo quindi presto a fare i conti con un eccesso di produzione, che inevitabilmente si rifletterà anche sulle vendite di vernici in Italia.
Da non trascurare inoltre il rischio commerciale a medio e lungo termine, dovuto alla concorrenza dei prodotti vernicianti turchi, che possono utilizzare un canale di distribuzione privilegiato. Questi prodotti sono qualitativamente inferiori ai nostri, ma non tanto da renderne impossibile l’utilizzo e sappiamo bene come gli sforzi commerciali per riprendere il cliente vengano sempre pagati a caro prezzo.
Anche gli operatori del settore legno-arredo, che dopo la crisi economica globale del 2020 aveva recuperato lo scorso anno il gap causato dalla pandemia, sono preoccupati. Il 2021 si era chiuso con un +11% rispetto al 2019, per un valore complessivo di fatturato pari a oltre 26 miliardi di euro (erano 23,5 nel 2019) e un saldo commerciale attivo pari a 9,3 miliardi di euro in crescita del +19,7% sul 2020 e del +9,3% sul 2019.
Sul fronte delle esportazioni il macrosistema arredamento e illuminazione (che da solo pesa per quasi tre quarti delle vendite estere totali della filiera legno-arredo) è cresciuto del 20,9% sul 2020, superando i livelli del 2019 con una variazione del +9,4%.
La problematica legata all’approvvigionamento è tutt’altro che risolta anzi, è ovviamente aggravata dalla crisi russo-ucraina, e sta avendo e seguiterà ad avere pesanti ripercussioni anche nel corso del 2022: il conflitto sta accrescendo le difficoltà di approvvigionamento delle imprese e spingendo ulteriormente al rialzo i prezzi di materie prime ed energia, arrivando fino al prodotto finale e rendendo meno competitivi i nostri prodotti e quindi le nostre aziende.
Da Ucraina, Russia e Bielorussia importiamo circa il 5,3% di tronchi, pannelli e segati che arrivano in Italia da tutto il mondo. La Russia vale il 2,5%, l’Ucraina il 2,3% e la Bielorussia lo 0,5%.
Il peso della Russia sull’export della filiera legno-arredo è pari a 410 milioni di euro (dati aggiornati a novembre 2021) che nel 2019 era di 435, registrando quindi una diminuzione di circa 6 punti percentuali.

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