da dove viene il limonene

Un altro duro colpo all’immagine dei solventi “naturali” spacciati per “salutari”

A CURA DI MASSIMO TORSELLO

I terpeni sono idrocarburi derivati dalla distillazione degli oli essenziali estratti dalla scorza di alcuni agrumi. Queste sostanze sono utilizzate comunemente nel settore cosmetico e nel settore della detergenza (detersivi per piatti, eccetera). Da alcuni anni vengono usati anche nel settore del lavaggio industriale, come sgrassanti “alternativi” e, nel settore della verniciatura, come diluenti per prodotti vernicianti, soprattutto quelli cosiddetti “fitochimici”. Queste sostanze, pur avendo un TLV-TWA di circa 300 ppm, vengono generalmente pubblicizzate come “non nocive per la salute” e “naturali e completamente biodegradabili”, in quanto non contengono prodotti di sintesi chimica; a titolo informativo, è il caso di precisare che molte sostanze “sintetiche“ hanno valori di TLV-TWA più elevati e quindi sono meno pericolose per chi le utilizza: ad esempio, per l’acetone il valore di tale parametro è pari a 500 ppm. A parte l’ingannevolezza del messaggio pubblicitario insito in tali diciture (di cui si è già parlato in precedenti numeri della rivista), ci siamo sempre chiesti dove venissero prodotti tutti gli agrumi necessari per estrarre le tonnellate di terpeni usati in tutto il mondo nei citati comparti industriali. Forse, una parziale risposta ci viene data da un breve articolo, comparso qualche mese fa su diverse riviste e quotidiani, tra cui il notiziario del WWF “Panda news”, in cui l’autore rivela che il limonene – uno di questi idrocarburi terpenici naturalmente presenti nella scorza degli agrumi – viene ottenuto anche grattuggiando vecchi copertoni usati e distillandone successivamente i granuli così ottenuti. Sembra che il “trucco” sia stato scoperto indagando sul vettore che dall’Asia ha trasportato in Europa la famosa “zanzara tigre”: questo vettore è stato individuato nelle “piccole raccolte di acqua piovana presenti all’interno di vecchi copertoni d’auto, imbarcati sui mercantili diretti in Europa”. La conseguente domanda che ne è scaturita è stata: cosa se ne fa la ricca Europa di vecchi copertoni provenienti dal terzo mondo? Una delle risposte date è stata: produce limonene. Non soddisfatti e, soprattutto, scettici di fronte alla notizia riportata dalla stampa, abbiamo svolto una piccola ricerca su Internet al fine di approfondire la questione: ci siamo così imbattuti nel sito dell’ENEL (www.enel.it) nel quale abbiamo trovato una parziale conferma a quanto sopra riportato. In un “file” dedicato alle tecniche di lavorazione finalizzate alla valorizzazione degli pneumatici usati, oltre alla fabbricazione di prodotti vari (parti auto, calzature, pavimentazione, eccetera), viene descritto proprio il processo chimico sopra riportato: “grattuggiando il copertone e distillandolo ben bene si ottiene un idrocarburo terpenico, il limonene, che aggiunto a un comune detersivo lo fa diventare “al limone”. L’ENEL però, ci fa anche notare che “si tratta di un procedimento chimico che in Italia, secondo il Consorzio Argo e l’AIRP, non è utilizzato a livello industriale. Il processo di estrazione chimica, sperimentato a livello di ricerche di laboratorio, non sembra avere ancora trovato una sua collocazione a livello industriale. I maggiori produttori di detersivo al limone, infatti, utilizzano processi di sintesi chimica per ottenere questa sostanza”. Dopo questa breve indagine, rimaniamo ancora piuttosto scettici sull’effettiva presenza di limonene derivato da copertoni d’auto nei prodotti per lo sgrassaggio e la verniciatura industriale, ma il dubbio che in un futuro non troppo lontano ciò possa divenire realtà, ci rimane. Inoltre, non siamo in grado di valutare quale dei due processi di produzione del limonene possa essere più ambientalmente compatibile e cosa comporti, per la salute dell’uomo, la presenza, in un prodotto, della sostanza ottenuta distillando copertoni al posto di quella ottenuta distillando agrumi: queste valutazioni possono essere fatte solo attraverso un confronto basato su un’approfondita analisi del ciclo di vita della sostanza prodotta con i due diversi metodi. Sicuramente però, possiamo continuare a ribadire che determinate sostanze come i terpeni, qualunque sia la loro origine, non possono essere considerate “sane”, “non nocive” ed “ecologiche”.