rischio inflazione

L’aumento dei prezzi delle materie prime continua la sua corsa, tra un’offerta tuttora contratta a causa della pandemia e la crescita esponenziale della domanda innescata dalle ripartenze avvenute in maniera non uniforme, prima della Cina, poi di molti altri Paesi: rischio inflazione?

Secondo Marco Nocivelli, presidente di Anima Confindustria, grazie alle manovre fiscali e monetarie fortemente espansive, i Paesi più avanti con le vaccinazioni hanno sfruttato il momento a loro vantaggio per accaparrarsi le risorse scarse. Occorre quindi un intervento deciso a livello europeo per tutelare le imprese, perché ritardi nel processo di vaccinazione possono generare forte disparità.
L’economia italiana e mondiale rischia di trovarsi di fronte a uno scenario sempre più grave, in quanto gli straordinari aumenti dei prezzi delle materie prime e dei noli marittimi, stanno creando impatti negativi sugli equilibri economici e competitivi del sistema produttivo nazionale negli scambi import-export: il rischio di inflazione è forte.
Secondo il professor Achille Fornasini dell’Università di Brescia, oltre alla debolezza del dollaro, che ha assecondato e favorito la corsa agli approvvigionamenti di materie prime, ha contribuito all’aumento dei materiali basilari anche l’impennata dei costi di trasporto, confermata dall’andamento del Baltic Dry Index, che sintetizza gli oneri di nolo marittimo per prodotti secchi e sfusi: dopo essere crollato in piena epidemia, l’indice ha registrato una performance eccezionale, soprattutto a causa della drastica interruzione delle catene internazionali di fornitura provocate dai primi lockdown.
Inoltre è sopravvenuto un ostinato e persistente controllo dell’offerta di trasporto da parte delle compagnie di navigazione, attraverso riprogrammazioni che, privilegiando l’export cinese verso gli Usa, ha generato congestioni nei porti americani, dove le movimentazioni sono state rallentate dall’emergenza sanitaria.
Analoga la situazione riguardante le navi portacontainer, i cui noli sono quintuplicati nell’arco di un solo anno come conseguenza di una diffusa carenza dovuta alla dislocazione squilibrata dei contenitori. Tutto ciò nel quadro di proficue alleanze strategiche stabilite tra le maggiori società di shipping, grazie alle esenzioni dalle norme antitrust europee, che spingono fatalmente verso oligopoli in grado di gestire anche i terminal e i trasporti terrestri.
Le conseguenze dell’innalzamento dei costi di trasporto e delle materie prime si riflettono inevitabilmente su tutta l’economia e cominciano già a vedersi i primi segnali di un’inflazione che potrebbe diventare spropositata e fuori controllo. Quello che inizialmente sembrava un fenomeno temporaneo destinato a ridimensionarsi in breve tempo, sta diventando un grande pericolo.

Rimedi e prospettive

Condizione necessaria per il graduale ritorno alla normalità degli scambi internazionali è la ricostituzione dell’offerta globale, che potrà irrobustirsi anche grazie ai nuovi investimenti sugli impianti di produzione delle materie prime, facilitati dalle alte quotazioni correnti.
Con la piena riattivazione delle rotte marittime ed il riordino del traffico di container si arriverà inoltre a riportare i noli su valori equiparabili a quelli in vigore prima della pandemia.
Oggi è l’eccesso di misure protezionistiche ad essere d’intralcio alla stabilità. C’è dunque da augurarsi che, quantomeno a livello europeo, si provveda ad attenuare quelle salvaguardie alle importazioni extra-UE, accelerando così il riequilibrio dei mercati delle materie prime.

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