Grecchi

Caro Direttore, ho ricevuto gli atti del convegno Radtech, mi sono letto la relazione BASF, ho letto l’articolo sulle prove del CATAS del numero scorso e ho preso atto dei limiti per le emissioni “indoor” (che fa tanto atletica leggera) proposte dalla Deutsche Guetergemeinschaft(che in brianzolo fa “ghe de men un sgiaf’) e ne posso solo concludere che siamo in piena “Sindrome di puzza mobili”.

Chiariamo prima che cos’è una “sindrome”.

Deriva dal greco Sun Dromws (cio “sun”, che vuol dire insieme e “dromos”, che vuol dire corsa) e pertanto una sindrome costituita da parecchi elementi di per s innocui, o forse positivi, ma che concorrono insieme casualmente o volutamente verso un medesimo punto, generando una reazione sociale, tecnica o dialettica inadeguata, irrazionale, contraddittoria, e alle volte catastrofica…. (Chernobyl stata una sindrome di azioni umane inconsulte e di casualità). Pensate alla sindrome animalista.
Personalmente non farei mai male ad un animale, ma mi incazzo un pò quando si spende un miliardo per trasportare, via “aereo-con-vasca”, un’orca (o una manta?) da un acquario europeo, per riportarla al suo mare d’origine a finire meglio la sua esistenza: quanti bambini nel mondo si salvano dalla fame con un miliardo? Quanti visoni si salvano dei mille liberati da un allevamento? Nel contempo per va benissimo se si strizza il collo ogni sei giorni a migliaia di serpenti prigionieri, per ricavarne il curaro che ti serve per l’anestesia totale al prossimo intervento chirurgico! E lo sanno le animaliste che, quando si profumano le tettine o il collo con un profumo di classe, si stanno spargendo il corpicino di pezzettini di cervello di capodoglio? (e’ l’ambra grigia: una neoplasia o una ghiandola cerebrale dei capodogli, ma il fissativo principe dei buoni profumi).
Torniamo a noi e analizziamo gli elementi della “sindrome della puzza”. Partiamo da un giudizio sulla relazione Basf, tecnicamente corretta, ma incompleta. In particolare a mio avviso: o corretta la proposta tecnica per diminuire “l’indoor” o corretta la distinzione fra cicli di verniciatura definiti “del Nord” rispetto a quelli “del Sud” (e Bossi a Varese, lo sa?) o corretta la metodologia di analisi sui vapori residui o accettabile l’azione promozionale della pi grande industria chimica tedesca produttrice leader di monomeri e polimeri acrilati per vernici UV, e di fotoattivatori o velata l’accusa al mobile italiano (e spagnolo) di essere pi puzzolente (ma ci sono veli pi trasparenti del cristallo di Boemia) o ingannevole il paragone fra un ciclo che impiega 50 grammi di vernice (quello sperimentale della proposta), rispetto a uno che ne impiega 250 (quello del sud che produce milioni di mobili!). o inesistente il paragone fra il vero ciclo del nord (quello che impiega il 40% di prodotti nitro e che produce milioni di mobili) rispetto all’innovazione proposta (a proposito: tutte quelle migliaia di tonnellate di solvente nitro le abbattono proprio tutte?) o appena sfiorata l’ammissione che il ciclo proposto permette la verniciatura solo di pannelli rigorosamente piani. Cito: “…vernici non adatte per la verniciatura di substrati tridimensionali..” (stupidotti: non sono le vernici, sono i rulli! E guardate che un substrato tridimensionale non necessariamente l’involucro epidermico della Valeria Marini, ma basta un raggettino millimetrico sugli spigoli per fare un bel bordino arrotondato ed gi un substrato tridimensionale, comunque fattibilissimo a velatrice! o inesistente la precisazione che persino il ciclo del sud si abbassa dopo 28 giorni ad un valore di inquinamento “entro i limiti.” (643 mg) secondo la norma GDM.
Ora le “voci” su questa relazione, prima ancora che diventasse pubblica, trasmesse, riciclate e masturbate dalle varie “portinerie” di mercato, hanno indotto persone corrette ed istruite a dissertare (e scrivere su questa rivista) di chili di solvente residuo dentro un armadio italiano e quindi indurranno persone meno corrette e meno qualificate a far credere che dentro un tale armadio ci possano essere anche i residui di diossina che invece sono nei polli (guarda caso del Nord)! Anche il tuo articolo, caro direttore, si unisce al coro (sei un Sun Dromws !!!), quando conclude che solo il ciclo “acrilico polimeri UV, “rientra nei parametri stabiliti dalla “ghe de men un sgiaff”’. Come se fosse possibile produrre un bel mobile (italiano o no) verniciandolo solo a rullo!Ecco la Sindrome! Nessuno rileva, neanche tu, che il mercato delle vernici italiano nel suo contesto il meno inquinante di tutti i mercati di vernici d’Europa e quindi del mondo (fig. 3 della relazione BASF: quando la pubblicherai fai notare il residuo secco, anche se quello dei poliuretani sottovalutato). Questa supremazia tale proprio grazie al modo in cui i tecnici delle vernici e gli utilizzatori italiani hanno sviluppato il processo negli anni, producendo non cassette da limoni (verniciabili a rullo) o palline di legno “a norma” che strozzano i bambini (Ikea), ma veri e bei mobili che non hanno mai puzzato, n leso persone (senn io lo saprei). Vado avanti con la Sindrome? E se dopo aver conteggiato i milionesimi di grammo del mobilificio la “ghe de men un sgiaff’ analizzasse il medesimo armadio guardaroba (perfettamente “a norma” GDM ) ormai in uso da una normale famiglia (solo italiana?), cosa direbbe mai delle palline di canfora (o di naftalina) che ci sono dentro? (non microgrammi, ma etti di roba: questa vale l’ambra grigia!). Dovrebbe dire che si sono trovati tot milioni di microgrammi di Canfora (nocivo per ingestione, per inalazione e per contatto con la pelle). Ma ci sono anche prodotti pi nuovi (che ho trovato negli armadi gestiti da mia moglie), come la Permetrina pura cis/trans (non ho la minima idea di che cosa diavolo sia, ma sulla confezione sta scritto “conservare fuori dalla portata dei bambini; conservare lontano da alimenti o mangimi o bevande; in caso di contatto con la pelle lavarsi abbondantemente e ripetutamente con acqua e sapone; in caso di contatto con gli occhi, lavare immediatamente ed abbondantemente con acqua e consultare un medico; non ingerire; non contaminare durante l’uso alimenti, bevande o recipienti destinati a contenere…e quindi i mobili italiani puzzano: le cogli le perversit della Sindrome? Le assurdit arrivano al punto che tu stesso, nel tuo articolo, alludi, al di l della puzza, a possibili danni alle persone dovute ai milionesimi di grammo di solventi di vernici presenti in un armadio (io sarei morto a trent’anni! Ma tu guardati, mentre sun-dromi, dalla permetrina cis,trans!). Le assurdit arrivano al punto che la GDM stabilisce limiti irrazionali nelle varie classi di inquinanti. Infatti lo stesso limite (esteri= 500 mg) viene automaticamente fissato sia per un acetato di etile (non nocivo, con un TLV di 1440, classe V per le emissioni) che per un acetato di cellosolve (nocivo, con TLV di 27, classe II per le emissioni). Lo stesso varrebbe per i chetoni (andatevi a vedere il TLV dell’ acetone a confronto dell’isoforone) e, nel contempo, manca un limite specifico per esempio per gli isocianati monomeri. La irrazionalit di una tale norma (che in effetti solo un progetto di norma) almeno pari a quella della nostra vecchia legge 245 (quella che stabiliva il limite del 45% di solventi aromatici in una vernice, calcolandolo in percentuale sui solventi della stessa). Ma chi questa GDM? Non sarebbe il caso di insegnarle un p di biochimica, oppure bisogna fare le solite chiacchiere “a quattr’occhi?” Mi piacerebbe per esempio, tanto per lanciare il sasso nello stagno, che la sunnominata GDM (dopo avermi prima detto dove vanno a finire le 32mila tonnellate di solventi nitro tedeschi, ammesso che lo sappia), mi dicesse anche quanti milligrammi di ozono producono dodici luride lampade UV a 80 W/cm mentre polimerizzano 55 grammi di vernice acrilica (o semplicemente quando sono accese, o meglio ancora quando le si accende: questa vale il curaro). Nella relazione Basf ci sono anche utili informazioni e correttissimi consigli. Nella figura 1 (criteri decisivi per l’acquisto dei mobili ) tra le 13 motivazioni d’acquisto dei mobili elencate, non presente il prezzo; ai tedeschi quindi non gli frega niente di quanto costa un mobile (e questo bene che lo sappiano i nostri bravissimi produttori di antine quando vengono presi per il collo dai signori importatori!), mentre invece dopo aver preteso qualit , innocuit ecologicit , garanzia, durata e addirittura ecologicit dell’imballo, nel 95% dei casi viene richiesta la sicurezza (sic!) Ma cosa diavolo pu essere la sicurezza in un mobile? Il rischio che un cassetto ti morda una mano? Che un armadio si stacchi dal muro e ti caschi addosso mentre dormi? L’ho chiesto a mia figlia che, avendo un’esposizione di mobili (i migliori italiani) e vendendoli, sicuramente lo poteva intuire meglio di me: “guarda pap che in un mobile “del nord “(io scrivo “del nord”, ma lei mi dice proprio la marca) non detto che se apri l’antina questa non ti caschi su un piede”. Da qui ho capito i tedeschi vogliono le antine con l’air-bag.
Assolutamente corretta invece ed importantissima la fig11, in cui si evidenziano i danni di un’insufficiente dose di radiazioni UV, cosa che in Italia accade con una certa frequenza, a causa di lampade ormai esauste. Auspicherei che il costruttore dell’impianto sia costretto per contratto a fornire contemporaneamente all’impianto UV anche il radiometro. Ottimo in questo senso la check list per le lampade proposto dalla Basf . Auspicherei anche che gli impiantisti fossero un p pi generosi sui tempi e le temperature di appassimento che precedono le lampade; infatti, leggendo il commento alla figura 11, si nota che il ciclo del Sud produce un inquinamento fondamentalmente causato da solventi e non tanto da monomero (stirolo) o fotoattivatori (tracce neanche valutate in microgrammi).
Un’ultima osservazione: le modalit di campionatura del CATAS devono essere diverse da quelle della GDM. Per concludere: se mi leggete da un p di tempo dovreste aver capito che non sono un entusiasta dei prodotti all’acqua per il mobile. Forse non sono un entusiasta dell’acqua in genere, pur facendo la doccia tutti i giorni (e batto benissimo il crawl), ma lo spaventoso “splash” che fanno i prodotti all’acqua nelle analisi dell’inquinamento “indoor” (fonte Catas), non solo l’avevo previsto (e l’avevo scritto a proposito dei chili negli armadi, vedi PVL n¡ 22 a pag 31), ma mi ha causato anche un inatteso e piacevole orgasmo (il che a 72 anni non neanche da buttar via!), per cui, visto che la Sindrome mi permette, in termini analitici, di distruggere definitivamente l’uso di prodotti all’acqua sui mobili, vi lascio con un’istruttiva “minicazzata”.

Dr. Frank Peer Underall