L’alternativa è il terzismo qualificato (… e legalizzato …)

Spett. Redazione,
la nostra è un’azienda di verniciatura conto terzi e vorremmo organizzarci per sverniciare i nostri manufatti in modo veloce e con sostanze non tossiche, con un prodotto alternativo a quello attualmente impiegato, a base di cloruro di metilene. Attualmente stiamo immergendo porte, infissi, ante ecc in una vasca con un normale sverniciatore (con costi elevatissimi ), che poi vengono lavati con un idropulitrice. I supporti che generalmente sverniciamo sono porte, infissi e mobili in legno massello (douglas, abete, pino russo, noce ecc). L’attuale prodotto che usiamo (di cui non ci è stata fornita né la scheda tecnica, nè la scheda di sicurezza), costa circa 5 euro al chilogrammo.

Il nostro ciclo di lavorazione è il seguente:

  1. smontaggio di eventuali pomelli, ferramenta, maniglie e vetri;
  2. immersione in una vasca in metallo piena di sverniciatore, in cui i manufatti vengono lasciati per circa 20 minuti;
  3. lavaggio con acqua mediante idropulitrice (lo stesso tipo comunemente utilizzata negli auto lavaggi). Se con questo ciclo la vecchia vernice non viene tolta, ripetiamo l’operazione per una seconda volta.

Dopo aver ottenuto il risultato desiderato, lasciamo asciugare i manufatti per qualche giorno e procediamo con la carteggiatura. L’operazione di sverniciatura viene eseguita a temperatura ambiente (da un minimo di 8 fino a un massimo di 25 °C). Con 75 kg di sverniciatore riusciamo a sverniciare circa 20 porte e 35 balconi, ma si tratta di dati approssimativi, perché molto dipende dal tipo di vernice che bisogna rimuovere. Per quanto riguarda i costi di produzione, un operaio riesce a sverniciare, compresa la carteggiatura, circa 5 ante di balcone e da 3 a 8 porte (a seconda del tipo e della complessità di lavorazione.

Lettera firmata

Negli ultimi due anni abbiamo affrontato più volte il tema della sverniciatura, sia per rispondere alle numerose richieste che ci arrivano dai lettori, sia perché in questo settore esiste una giungla formata da piccole realtà che operano al di fuori di qualsiasi regola, con impianti fatiscenti e spesso privi di autorizzazione, grazie alla scarsa “visibilità” che deriva da un’attività esercitata nell’ambito locale (con un mercato che non va oltre i confini provinciali), svolta spesso in nero, in quanto i committenti operano quasi sempre con clienti privati. Uno dei temi più “gettonati” è quello del prodotto da utilizzare, perché si sta diffondendo sempre più la consapevolezza che l’impiego del cloruro di metilene richiede l’impiego di attrezzature e di personale specializzato, un binomio che nel nostro Paese si riscontra raramente. I rischi derivanti dall’uso del cloruro di metilene nei prodotti svernicianti, sono stati analizzati in diversi studi della Commissione europea, i quali hanno concluso che le misure per la riduzione del rischio sono necessarie in tutta la Comunità. Tra il 1989 e il 2007, un numero significativo di incidenti sono stati registrati nella UE, collegati all’uso di questi prodotti svernicianti, causati sia da ventilazione carente che dall’uso di inadeguati dispositivi di protezione individuale. Diversi Stati Membri hanno già adottato misure interne per ridurre il rischio da cloruro di metilene e la Germania ha di recente notificato l’adozione di misure di contenimento alla Commissione. Come è noto, nella sverniciatura dei serramenti in legno operano “ufficialmente” a livello nazionale meno di dieci aziende, che applicano prezzi che vanno dai 30 ai 60 euro per metro quadrato di superficie da sverniciare, con livelli qualitativi molto differenti, che si traducono spesso in lavori eseguiti in modo grossolano, creando spesso insoddisfazione e qualche volta contestazioni che sfociano in contenziosi legali. L’enorme differenza di costo è un evidente indicatore della diversa qualità dei trattamenti effettuati e della professionalità di chi li effettua, ma in realtà ciò che incide pesantemente sui profitti aziendali è il rispetto delle norme di sicurezza e ambientali. Non ci stupisce il fatto che il lettore non abbia ricevuto dal fornitore la scheda tecnica: tutti coloro che vendono presunti prodotti “alternativi” al cloruro di metilene, si guardano bene dal fornire all’utilizzatore dei dati oggettivi, in quanto la realtà, ben nota agli operatori del settore, è che non esistono alternative efficaci ai prodotti tradizionali! La mancanza di dati sulle prestazioni dei prodotti venduti tutela il fornitore, in quanto in caso di contestazioni per difetti o altro, l’utilizzatore non potrà dimostrare di aver applicato il prodotto secondo le prescrizioni previste dalla scheda tecnica. Ben altre conseguenze comporta però la mancanza della scheda di sicurezza, un altro indicatore della pessima qualità del fornitore, che in questo caso evidentemente ha anche qualcosa da nascondere sulla qualità del prodotto, probabilmente di riciclo. Ricordiamo che il fornitore è obbligato per legge a fornire sempre la scheda di sicurezza dei prodotti venduti e che l’utilizzatore è tenuto a conservarne copia in caso di ispezione degli organi competenti (ASL): le inadempienze in questo campo vengono punite in modo molto severo!  Ci rendiamo conto dei motivi che stanno alla base dell’esigenza di chi realizza autonomamente le operazioni di sverniciatura, ma l’attrezzatura necessaria per l’impiego di un prodotto altamente nocivo come il Cloruro di Metilene (etichettato Xn e R40 – possibilità di effetti cancerogeni, prove insufficienti) richiede un investimento che solo un’azienda che fa attività per conto terzi può permettersi. Segnaliamo, solo a titolo di esempio, la necessità di installare vasche di contenimento, che consentano di evitare spargimenti di solventi nel terreno, che provocherebbero conseguenze gravissime qualora vi fossero rotture delle vasche principali, che possono contenere fino a 10.000 litri di prodotto sverniciante (un grammo di prodotto può inquinare 1.000 litri di acqua!). Inoltre, dato che i limiti di emissione in atmosfera per il cloruro di metilene sono ridottissimi (massimo 100 grammi/ora) è necessario che le vasche abbiano coperchi adeguati, ventilazioni in grado di evitare l’avvelenamento dei lavoratori e sistemi di abbattimento dei fumi che, nel caso di grandi impianti, possono costare alcune centinaia di migliaia di euro. Per ora non esiste una concreta alternativa al cloruro di metilene e non esiste nemmeno un’alternativa (legale) all’impiego di impianti adeguati, sia dal punto di vista produttivo, sia dal punto di vista della depurazione delle acque e dei gas emessi in atmosfera. Purtroppo permangono, anche in questo settore, pseudo aziende che, lavorando male e al di fuori delle norme, riescono a commettere una serie di errori che comportano gravi conseguenze a vari livelli: inquinamento dell’ambiente, danno alla salute propria e dei propri collaboratori, elusione delle norme e concorrenza sleale nei confronti di chi ha investito per lavorare in modo corretto.