Metafore pietà

Lettera aperta al Ministero della Salute sulle restrizioni di commercio e di impiego degli sverniciatori a base di Diclorometano

UN SOTTOBOSCO DA ELIMINARE

 

Il seguente documento è il frutto di alcune riflessioni svolte dal Gruppo “Professione Sverniciatore” (che riunisce le aziende che operano a livello industriale nel settore della sverniciatura) sulla normativa relativa alle restrizioni di commercio e impiego di sverniciatori a base di Diclorometano, comunemente definito Cloruro di Metilene (Regolamento 455/2009/CE). Questo prodotto è attualmente il componente principale impiegato nelle attività di sverniciatura di manufatti in legno, connotate da un’utilità sociale che ne ha permesso nel tempo una continuità e un affinamento tecnico e qualitativo, sebbene spesso collaterale ad altre attività quali la falegnameria e la verniciatura; solo negli ultimi anni infatti essa è diventata un vero e proprio mestiere specifico, con un quantitativo medio annuo di 5-600.000 m2 di superfici sverniciate (stima per nord e centro Italia). Ad oggi tuttavia il panorama del centro e nord Italia vede non più di una decina di aziende strutturate impiantisticamente per operare a livello industriale come terzisti di sverniciatura (peraltro con scelte e risultati tecnici diversi), alle quali si affianca un sottobosco di utilizzatori non sempre ben individuabili, attrezzati per svolgere internamente lavori di sverniciatura occasionali a supporto della loro principale attività (quale la verniciatura o la falegnameria). A questa categoria sono riconducibili circa un’ottantina di realtà artigianali, tra falegnami, verniciatori eccetera, ma ancor più pericoloso e meno definibile è il numero degli sverniciatori improvvisati o per così dire “fai-date” (circa trecento). Tale polverizzazione dell’attività sul territorio è dovuta da un lato alla forte richiesta del mercato, dall’altro alla semplicità della lavorazione da eseguire, per la quale bastano una tinozza e un’idropulitrice con cui improvvisarsi sverniciatori all’occorrenza. Questo naturalmente avviene a discapito della salute degli operatori, della tutela dell’ambiente e della qualità del risultato, che richiede non solo competenze specifiche, ma anche quantitativi di lavoro che ne garantiscano una continuità produttiva a supporto di un’impiantistica che, quando è adeguata alle necessità tecniche e alle esigenze di sicurezza degli operatori e della salvaguardia ambientale, è complessa e costosa. La complessità degli impianti di sverniciatura è dovuta innanzitutto proprio alla mancanza di impianti specifici, tanto che quelli esistenti derivano per la maggior parte da impianti costruiti sulla base dell’esperienza e della “creatività” delle singole imprese. Gli stessi tecnici si trovano spesso in difficoltà nel progettare e proporre prototipi impiantistici soddisfacenti e realmente compatibili con le esigenze della professione.

L’OCCASIONE DEL REGOLAMENTO EUROPEO

Questa premessa vuole sottolineare la complessità della gestione di un’attività come la nostra, e l’alto livello professionale che essa richiede. La nuova normativa europea è stata per il Gruppo “Professione Sverniciatore” un utile e stimolante spunto di riflessione e approfondimento relativo alla nostra stessa attività, ma non possiamo negare alcune perplessità e riserve su come questa verrà applicata. Ci risulta infatti che il nostro settore, ossia la sverniciatura industriale, non verrà in alcun modo toccato dalle restrizioni di commercio e impiego di sverniciatori a base di Diclorometano, essendone state definite le caratteristiche impiantistiche ed essendo i suoi canali di approvvigionamento distinti da quelli di comune distribuzione al pubblico. Quello che non ci sembra coerente con questa valida decisione è il sistema di deroghe che ogni Stato membro dell’Unione europea può concedere a operatori professionali che presentino determinate caratteristiche.
Questa prospettiva ci ha suggerito i seguenti quesiti, relativi appunto alla gestione delle deroghe, ma anche alla necessità di approfondire alcuni aspetti della questione in ambito industriale e in particolare:
quali sono i parametri di riconoscimento di un’attività di sverniciatura industriale autorizzata?
sono state definite le caratteristiche necessarie per un impianto di sverniciatura industriale, ma quali dovrebbero essere le caratteristiche dei relativi impianti necessari per la salvaguardia ambientale? Si parla infatti sempre, giustamente, di salute degli operatori e di ambiente di lavoro, ma non bisogna sottovalutare la rilevanza dell’impiantistica relativa all’ambiente esterno (suolo, acque e soprattutto emissioni in atmosfera), un’impiantistica di importante impatto tecnico ed economico, che di certo non tutte le aziende si possono permettere e gestire;
gli operatori professionali potranno rifornirsi di sverniciatori a base di Diclorometano solo se provvisti di deroga: ma esiste un limite di fornitura?
quali tipi di sverniciatori a base di Diclorometano possono acquistare gli operatori professionali muniti di deroga?
chi si occuperà della formazione degli operatori professionali, condizione necessaria per la concessione della deroga?
si parla solo di sverniciatori a base di Diclorometano: ma come verrà disciplinata la vendita della sostanza pura?

Quest’ultimo punto ci sembra essere particolarmente rilevante; qualsiasi sverniciatore a base solvente è infatti composto per l’80-90% da cloruro di metilene, ma se le restrizioni di commercio al pubblico sono ben definite, chi vieterà a un’industria chimica di vendere il Diclorometano puro a un qualsiasi artigiano od operatore dotato di partita IVA, privo di impianti adeguati e di autorizzazione? Sono previste delle licenze o dei registri che ne disciplinano la distribuzione? Perché, se così non fosse, è evidente che sarebbe alquanto difficile contenerne la dispersione selvaggia sul territorio.

DEROGHE O LICENZE DI ELUSIONE?

Per quanto riguarda gli operatori professionali, ciò che più lascia perplessi è la necessità di concedere tali deroghe. Il settore professionale prevede infatti per sua natura un impiego saltuario del prodotto, su quantitativi ridotti di lavoro, che peraltro spesso viene eseguito in cantiere, ovvero nelle abitazioni dei committenti. Com’è possibile quindi garantire e tenere sotto controllo il corretto impiego dei dispositivi di protezione personale (DPI) nonché della corretta aerazione degli ambienti di lavoro? E lo smaltimento dei rifiuti prodotti, che non possono essere trasportati se non con particolari licenze né tantomeno smaltiti tra i comuni rifiuti urbani? Inoltre esistono dei prodotti a basso impatto ambientale di nuova generazione perfettamente compatibili ed efficaci in tali contesti, diversamente da quello industriale per il quale, ad oggi, non sono ancora state formulate valide proposte, essendo i prodotti alternativi al Diclorometano per lo più altamente infiammabili, acidi, o alcalini, e quindi potenzialmente pericolosi per la sicurezza degli operatori e dannosi per le superfici lignee, come sottolineato dallo studio commissionato dall’Unione europea all’ETVAREAD (Expert Team For Vapour Retarding Additives, 2004). La sensazione è che in tal modo si perda l’occasione di professionalizzare un settore che ad oggi non è ancora riuscito a rivendicare appieno la sua dignità. In questo senso sarebbe sicuramente utile anche disciplinare l’ambito industriale, che per essere autorizzato ad acquistare e impiegare un simile prodotto dovrebbe a nostro avviso dimostrare di essere dotato non solo delle caratteristiche generiche definite dalla norma, ma anche di requisiti di efficienza ed efficacia che garantiscano il rispetto delle norme ambientali vigenti relativamente ad aria, acqua, suolo e sicurezza. Alcuni dati di consumo possono essere utili ad avere una visione più completa del servizio di sverniciatura. Si stima che ogni anno vengano prodotti a livello nazionale 1.800 tonnellate di sverniciatori a base di cloruro di metilene, alle quali va aggiunta una percentuale non ben definibile di prodotto tecnico distillato dagli esausti del settore farmaceutico (fonte ETVAREAD). La conseguenza diretta di questo consistente impiego del prodotto è la produzione di rifiuti pericolosi e tossico-nocivi, oltre ad acque di lavaggio e materiali assorbenti contaminati: si può dire che per ogni metro quadro di superficie sverniciata vengano prodotti mediamente 2/3 kg di rifiuti e impiegati circa 100 litri di acqua. Un altro dato rilevante è la produzione italiana di serramenti nuovi, stimata in 8.800.000 unità di finestre (fonte Legno Finestra Italia) pari a circa 16.000.000 di m2 di superfici che richiederanno entro i prossimi 15 anni interventi di manutenzione straordinaria (quindi sverniciatura) con conseguente produzione di relativi rifiuti. Ne deriva la considerazione che ad oggi le problematiche che un’azienda di sverniciatura conto terzi si trova ad affrontare possono essere assimilate a quelle di un servizio di smaltimento rifiuti. Richiediamo quindi un incontro per approfondire le tematiche sopra descritte e chiedere chiarimenti riguardo ad alcuni punti della normativa che ci risultano in parte nebulosi e ci fanno sentire poco tutelati come sverniciatori di professione.

Gruppo Professione Sverniciatore