Diluente bidone

Controllo delle materie prime impiegate nei luoghi di lavoro

 Si é svolto a Milano, organizzato dalla ASL locale, un incontro sul rischio chimico nei luoghi di lavoro. Gli enti di controllo sono consapevoli anche del loro ruolo di regolazione del mercato.

La relazione del Dr. Dozio, responsabile della sezione ICAL del PMIP di Milano, ha sviluppato temi di grande interesseper il nostro settore, confermando la consapevolezza, sempre maggiore da parte degli enti pubblici, della necessità di conoscere a fondo le problematiche della verniciatura, nello spirito di una sempre più ampia collaborazione con le aziende. In termini semplici, i problemi della sicurezzae della salute nei luoghi di lavoro sono sempre legati, almeno da un punto di vista chimico, alle materie prime utilizzate, ai macchinari e impianti impiegati ed alle modalità di lavorazione, nella misura in cui coinvolgono le maestranze.  Per quanto attiene alle materie prime, la Comunità Europea ha prodotto, negli anni, una grande quantità di norme per l’etichettatura delle sostanze e dei preparati pericolosi per le quali é utile fare riferimento nella legislazione nazionale al recente D.Lgs. 52/97. In sintesi, si è introdotto un ampio ed articolato sistema di classificazione della qualità e del grado di intensità del pericolo (ed in misura minore anche del rischio) derivante dalla detenzione o dall’uso di una determinata sostanza o di un preparato nel quale sia contenuta. Per fare questo si sono introdotti gli strumenti delle etichette con i simboli di pericolo, le frasi di rischio ed i consigli di prudenza e le schede di sicurezza per gli utilizzatori professionali (capitolo a parte rimane quello di eventuali schede tecniche). In questo quadro, tra l’altro, trova una collocazione più razionale la normativa (anch’essa con radici lontane) sull’esclusione parziale o totale di alcune sostanze rispetto all’immissione sul mercato. Per rischi di particolare gravità (cancerogeni R45 ed R49) il titolo VII del D.Lgs. 626/94 offre una più ampia possibilità di condizionare le scelte produttive, per una maggiore garanzia dellasalute delle maestranze. Più in generale, invece, vale il principio di sostituire le materie più pericolose con quelle che lo sono meno.

COME SI VALUTA LA PERICOLOSITA’ DEI PRODOTTI?

Per uscire dal generico ed affermare in pratica questo principio occorrerà, tuttavia, evitare che i rischi diminuiti all’interno dell’ambiente di lavoro vengano semplicemente trasferiti all’aria esterna, al suolo o alle acque ovvero nei rifiuti (comparti ambientali con normative non completamente coordinate con quella dell’etichettatura, come ad esempio quella che classifica i solventi ai fini delle emissioni). Sarà importante, anche, accertarsi di non avere così favorito sul mercato un prodotto peggiore per le materie prime ed i processi di produzione, di immagazzinamento, di trasporto, di lavorazione e di utilizzo per il consumatore.
Dato in premessa questo quadro, bisogna calarsi nella realtà produttiva, verificando alcune materie prime in determinate attività di lavoro. Un’occasione interessante viene offerta da alcuni accordi volontari tra fornitori di diluenti nella verniciatura.

Il contenuto di questi accordi, semplificando, consiste nel tentativo di raggiungere i seguenti obiettivi:

  • verifica della etichettatura, delle schede di sicurezza e delle schede tecniche, affinché siano fornite indicazioni corrette e controllando che il contenuto delle materie prime corrisponda a quanto dichiarato
  • impegno al non utilizzo di sostanze considerate particolarmente pericolose, semplificando quindi con l’accordo degli attori del mercato l’onere di dimostrare la maggiore pericolosità di una data sostanza in un determinato prodotto
  • verificare le linee di tendenza nell’uso dei diluenti, anche in funzione degli effetti delle scelte del legislatore
  • effettuare controlli con campionamenti ed analisi presso i produttori, i rivenditori egli utilizzatori professionali, fornendo dati sui casi di mancato rispetto della normativa vigente e sull’utilizzo di sostanze alogenate o aromatici, derivati del petrolio con benzene o Ipa e presenza di R45 e R49, costituendo un patrimonio di esperienza che condurrà a metodiche unificate per il campionamento e l’analisi in determinate matrici di analiti di particolare interesse.
    IL RUOLO DEI “CONTROLLORI”

    In questo quadro qual é il ruolo della funzione di controllo e di vigilanza, il cui intervento, immancabilmente, diventa anche un fattore di regolazione del mercato?

    Uscendo dalle classiche richieste di un’attività collaborativa (spesso non permessa dal D.Lgs. 758/94) essenziale per il ruolo di prevenzione, di un peso del controllo equanime e di regole certe ed uguali per tutti, si può pensare a:

  • un’attenzione critica rispetto a queste iniziative private
  • l’utilizzo dei risultati raggiunti per meglio articolare l’attività di controllo
  • il completamento e la sovrapposizione delle attività di controllo
  • l’estensione delle modalità di lavoro ad altri settori produttivi ed altre classi di materie prime
  • un’ipotesi sulla possibilità di calare simili esperienze nel piano triennale della Regione Lombardia per la salute e la sicurezza negli ambienti di lavoro.
ASL MILANO, PRESIDIO MULTIZONALE DI IGIENE E PREVENZIONE

Programma del seminario

Saluto ai convenuti e introduzione, Prof. Aldo Cavallaro, Responsabile PMIP Milano
Il rischio chimico e la normativa sulla etichettatura delle sostanze e dei preparati pericolosi: cenni introduttivi, Dott. Dozio, Responsabile Sez. ICAL PMIP Milano
La campagna“Diluente Certo” e il ruolo dei produttori nelle campagne di autoregolamentazione, Dott. Pierluigi Offredi, direttore della rivista “Professione Verniciatore”
Piani di campionamento ed analisi: risultati, Dott. Franco Bulian, Catas
Cenni di un piano di controllo delle etichettature dei cancerogeni per il 1999 della ASL Provincia di Milano 2, Dssa Zito, Dr Scaduto, Spsal ASL Provincia Milano 2

Discussione finale sui seguenti temi:

•necessità di un censimento, controllo dei prodotti e delle schede di sicurezza: priorità, modalità di organizzazione
•utilità di iniziative volontarie tra produttori e di sperimentazioni tecniche comuni tra produttori ed organismi di controllo pubblici (individuazione del livello ottimale per il confronto)
•priorità nella scelta dei settori produttivi più critici