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Nei numeri precedenti abbiamo descritto i rischi per la salute dei lavoratori e gli inconvenienti tecnici che possono essere provocati dall’uso dei “diluenti-bidone”.Vediamo ora quali sono i rischi per il portafoglio.
Continuano a giungere in redazione numerosi campioni di diluenti “truccati” inviati dai nostri lettori, ai quali come sempre inviamo copia dell’analisi gascromatografica, sperando non caschino dalla sedia leggendo il contenuto dei prodotti che gli sono stati proposti dai vari “vu’ cumprà” di cui pare l’Italia sia piena. L’ampiezza del fenomeno è ben più vasta di quanto credevamo e stiamo raccogliendo un dossier che provvederemo a sottoporre alle autorità competenti. Alcuni abbonati ci hanno chiesto anche informazioni sui prezzi di diluenti che vengono venduti per lo stesso impiego a costi estremamente diversi. Notiamo con piacere che i verniciatori cominciano a chiedersi “cosa c’è nella latta” e chissà mai che un giorno ognuno possa avere la possibilità di verificare direttamente la qualità dei prodotti che acquista. Già alcuni grossi consumatori di vernici si sono infatti indirizzati sulla strada della certificazione di qualità secondo le norme ISO 9000 ed hanno quindi preso confidenza con i sistemi di controllo sui materiali che entrano in azienda, in modo da verificare a priori eventuali difetti e caratteristiche non corrispondenti a quanto richiesto.

QUANTO COSTA IL DILUENTE?

In effetti però sono ancora troppo poche le aziende che possono permettersi di acquistare strumentazioni analitiche per effettuare un controllo qualità, o che possono affidare a un laboratorio esterno la verifica delle svariate partite acquistate, sulle quali è possibile realizzare solo prove episodiche. Proponiamo quindi un metodo facile e soprattutto gratuito: il “conto della serva”, che se non è preciso come un’analisi gascromatografica, consente almeno di evitare di prendere grosse fregature. E’ sufficiente utilizzare le tabelle con i prezzi delle materie prime che pubblichiamo aggiornate in ogni numero della rivista (in questo numero vedi pag 8-9), per calcolare con buona approssimazione il costo di produzione di un diluente. Prendiamo ad esempio la formulazione di un diluente poliuretanico di medio livello qualitativo, ben nota a tutti gli operatori del settore, che possiamo così schematizzare:
Xilolo (L. 770/ kg)= 40%
Etossipropilacetato (L. 2.370/ kg)= 30%
Acetato di butile (L. 2.450/ kg)= 24%
MIBK  (L. 2.120/ kg)= 6%

Calcolando l’incidenza percentuale di ciascun prodotto della composizione ognuno potrà verificare che il puro costo delle materie prime è pari a L. 1734. Se l’azienda produttrice del diluente è ben organizzata, avrà un costo di 150 L./ kg per il confezionamento, a cui vanno aggiunte 150 L./ kg per i costi di produzione, 100 L./ kg per il trasporto, mentre i costi di commercializzazione incidono per un 6% circa. Si potrebbe anche pensare a produttori di diluenti in cui i titolari provvedano personalmente al riempimento dei bidoni e alla consegna diretta della merce ai verniciatori, ma in ogni caso risulterà difficile anche a loro riuscire a vivere vendendo a un prezzo di 1.500 L./ kg, come pare avvenga in diversi casi. Escludendo l’ipotesi di un lavoro fatto a fini benefici, resta solo la certezza che un diluente venduto sotto le 2.000 L./ kg è sicuramente una miscela di solventi recuperati. Dato che solitamente questi solventi vengono “rigenerati” integrandoli con quantità variabili di prodotti puri per “aggiustarli”, la percentuale di guadagno varierà a seconda della formulazione finale: i prodotti più scadenti consentiranno di ottenere l’utile più alto.  Non abbiamo ovviamente nulla contro i solventi di recupero, se vengono venduti per quello che sono e con l’obbligatoria scheda di sicurezza che consente di identificarne il contenuto. Vogliamo solo mettere in guardia i verniciatori dagli affari facili, che nascondono spesso la truffa: non ci stancheremo mai di ripetere che bisogna sempre richiedere la scheda dei prodotti acquistati la prima volta, facendo eseguire periodici controlli che la nostra rivista mette a disposizione degli abbonati.

CONCLUSIONI

Nella nostra analisi abbiamo volutamente tralasciato tutti gli aspetti riguardanti la tossicità delle sostanze, la correttezza dell’etichettatura, le conseguenze qualitative dovute all’impiego di prodotti inadeguati, l’influenza negativa nei confronti delle emissioni in atmosfera (per inciso, va sottolineato il fatto che la presenza di solventi appartenenti a classi più pericolose rende più difficile rientrare nei limiti previsti dal DPR 203).