Etichettatura 3

L’aumento dei prezzi delle materie prime ha contribuito a moltiplicare la diffusione dei diluenti “truccati”. Tonnellate di prodotti di recupero vengono venduti per la diluizione delle vernici. Bidoni di diluenti o “diluenti-bidoni”?

Il fenomeno è ormai diffuso in tutta Italia. Con la scusa del “supersconto”, venditori privi di scrupoli stanno realizzando lauti guadagni sulla pelle dei “polli” che acquistano diluenti targati “nitro antinebbia” o “poliuretanici”, ma che in realtà contengono una vasta gamma di solventi di recupero più o meno pericolosi. I verniciatori più diffidenti sanno distinguere il “bidone” già dall’odore, ma anche senza ar r ivare all’analisi gascromatografica, che la nostra rivista mette gratuitam ente a disp osi z i one degli abbonati, si può cominciare a insospettirsi quando vengono proposti prodotti a prezzi inferiori del 20-30% r ispetto a quelli di mercato. Un prodotto a basso contenuto tecnico come il diluente, il cui prezzo è già tirato all’osso ed ha anzi subito una forte impennata a causa del generale incremento dei prezzi (come dimostrano le tabelle pubblicate nell’articolo precedente), se viene venduto a prezzi nettamente al di sotto della media, nasconde la sua vera identità: si tratta infatti di diluenti di recupero provenienti da varie lavorazioni industriali (per esempio dall’industria farmaceutica), che contengono miscele di varia natura. Le sostanze contenute in tali diluenti (formulati non per rispondere a precisi requisiti tecnici, bensì per smaltire in modo speculativo rifiuti più o meno tossici) possono provocare inconvenienti tecnici alla verniciatura e alle apparecchiature di applicazione, mentre nei casi piu’ gravi (come hanno dimostrato le analisi dei falsi “diluenti antinebbia”, pubblicati sul numero di gennaio della nostra rivista), possono creare seri problemi alla salute degli operatori. Ovviamente i bidoni di questi diluenti, o meglio questi “diluenti-bidoni”, non vengono etichettati secondo le norme e non sono corredati dalla regolamentare scheda di sicurezza, che consentirebbe di identificarli con precisione e di utilizzarli per operazioni di lavaggio e manutenzione (nei casi in cui le norme lo consentono). N on abbiamo niente contro i diluenti di recupero, se vengono chiamati con il loro nome e dichiarano il loro contenuto, ma i risultati che stanno emergendo dalle analisi dei campioni pervenuti sono preoccupanti e dovrebbero mettere in serio allarme gli utilizzatori più sprovveduti, in quanto i danni per la salute possono essere gravissimi, anche se non immediati, rendendo ancora più subdola un’azione criminale che sfugge al controllo degli enti preposti, forse a causa della scarsità di r isorse umane e finanziarie a loro disposizione o forse per una sottovalutazione del fenomeno.

L’ANALISI DEL MESE

Nella tabella pubblichiamo i risultati dell’analisi effettuata su un campione di prodotto venduto come “diluente poliuretanico”. Abbiamo scelto questo campione tra quelli pervenuti alla redazione per affrontare la questione da un punto di vista tecnico e non tossicologico. I risultati pubblicati sul numero di gennaio evidenziavano la presenza di sostanze estremamente pericolose per la salute umana; stavolta invece vogliamo sottoporre all’attenzione dei lettori il contenuto di questo fitt izio “diluente poliuretanico”, che non pone grossi problemi dal punto di vista sanitario (a patto che chi lo usa ne conosca il contenuto e le precauzioni d’uso, condizione resa impossibile dall’assenza della scheda di sicurezza e dell’etichettatura). Se impiegato nella diluizione di prodotti vernicianti, la presenza di alcool in varie forme provocherebbe la distr uzione del prodotto poliuretanico, a causa della sottrazione di isocianato. Inoltre, la presenza del 2% di acqua, rilevata con il metodo Karl Fisher, é incompatibile con qualsiasi standard qualitativo, che prevede per i diluenti una percentuale massima di acqua pari allo 0,1 per mille. Al massimo un prodotto del genere potrebbe essere utilizzato come diluente di lavaggio, ma a questo punto il prezzo del “diluentebidone” e l’abbondante ricarico

COME EVITARE LA FRODE?
COMPOSTI %
Alcool metilico 0,50
Alcool etilico 0,26
Alcool butilico 5,28
Alcool isobutilico 7,35
Acetone 4,93
Metiletilchetone 22,24
Metossipropanolo 3,50
Solvesso 100 3,37
Toluolo 32,32
Xilolo 1,32
Acetato di butile 4,53
Acetato di isobutile 6,22
Acetato di etile 0,64
Acetato di cellosolve 0,45
Acetato di butilcellosolve 0,59
Acetato di metile 3,00
Cloruro di Metilene 3,50
Acqua 2,00

Si tratta comunque di frode, in quanto ciò che si dichiara di vendere non corrisponde al contenuto. Per garantirsi la tranquillità il verniciatore che vuole acquistare un diluente puro e sicuro deve soltanto seguire queste tre regolette:Rimaniamo convinti che chi acquista prodotti simili, anche se dovrebbe farsi un esamino di coscienza, sia convinto di fare un affare, credendo di comprare un prodotto di qualità inferiore, ma che non comporta inconvenienti di tipo tecnico o tossicologico. Ci rifiutiamo infatti di pensare che un imprenditore acquisti coscientemente un prodotto di cui non conosce il contenuto, pur sapendo che potrebbe creare danni alla sua salute o a quella dei suoi dipendenti, provocando anche difetti nell’applicazione dei prodotti vernicianti.

  1. farsi consegnare dal fornitore la “ scheda di sicurezza” del diluente, che rappresenta la “carta di identità” del prodotto e che deve essere riconsegnata all’acquirente ogni volta che la formulazione viene modificata
  2. se il prodotto viene acquistato  del furbacchione che lo commercializza, si ridurrebbe abbondantemente. L’analisi al gascromatografo del campione di prodotto venduto come “diluente poliuretanico”, dimostra in realtà che si tratta di un prodotto di recupero utilizzabile soltanto per il lavaggio. come “puro” farsi mettere per iscritto dal fornitore che il prodotto acquistato n on contiene solventi rigenerati
  3. alla prima fornitura del diluente, che deve essere per legge accompagnata dalla scheda di sicurezza, far fare un’analisi del prodotto verificando la corrispondenza a quanto dichiarato nella scheda e la correttezza dell’etichettatura, conservare un campione del prodotto e far eseguire almeno una volta l’anno un’analisi di controllo sulle partite acquistate.
La nostra rivista mette gratuitamente a disposizione degli abbonati questo servizio, che consentirà ai verniciatori di mettersi al riparo da qualsiasi “bidone”.

Vi hanno offerto un ottimo diluente a prezzo stracciato?
Vi hanno proposto un nuovo prodotto atossico ed ecologico?
Se avete il dubbio che si tratti di un “bidone”, inviateci un campione: effettueremo gratuitamente un’analisi completa e precisa.

 

L’etichetta é la “carta d’identità” dei diluenti e delle vernici che acquistate. Contollate che sugli imballaggi, chiusi, sia indicato: a) il nome commerciale del prodotto; b) il nome chimico delle sostanze che rendono il prodotto tossico, nocivo o corrosivo; c) il nome e la sede della ditta produttrice o distributrice. Inoltre devono essere indicati i simboli e le indicazioni di pericolo, frasi tipo indicanti i rischi specifici derivanti dai pericoli e i consigli di prudenza necessari nell’uso e nella manipolazione delle sostanze e preparati pericolosi.