Un lettore ci ha inviato due campioni di solventi etichettati come non nocivi che, dopo un’analisi, si sono rivelati essere percloroetilene e trielina

A CURA DELLA REDAZIONE

Il caso che presentiamo rappresenta l’ennesima dimostrazione del pessimo livello che caratterizza alcuni distributori di prodotti chimici che operano nel nostro Paese.
Invitiamo i lettori a scegliere con cura i fornitori di prodotti chimici, in quanto l’impreparazione o il dolo (da non escludere in nessun caso, dato che un’etichettatura “light”, consente di vendere il prodotto più facilmente), rappresentano una fonte di rischio per gli utilizzatori ignari delle caratteristiche del prodotto utilizzato, oltre che un evidente forma di concorrenza sleale nei confronti dei fornitori più corretti.

TRIELINA “LIGHT”

Il primo solvente è denominato “Vorklene” e si è rivelato essere Tricloroetilene (trielina), che come tutti ormai sanno essere un prodotto estremamente pericoloso, in quanto può provocare il cancro. L’etichetta contiene una somma di errori di rilevanza penale, tra cui segnaliamo:
✔ i simboli e le frasi di rischio riportati in etichetta non risultano conformi a quanto previsto dall’allegato I del D.M. del 14/06/02, in quanto la normativa vigente prevede come simbolo per la Trielina il Teschio (TTossico);
✔ le frasi R e S non sono quelle previste dall’allegato I; particolarmente grave è l’assenza della frase di rischio R45 (Può provocare il cancro);
✔ il prodotto viene definito “diclorometano”, mentre in realtà il contenuto è Tricloroetilene;
✔ una delle poche cose corrette è il numero UN 1710, che si riferisce alla normativa ADR riguardante il trasporto su strada e che costituisce l’implicita conferma del fatto che si tratta di Tricloroetilene; il numero però non deve essere riportato in etichetta ma al di fuori della stessa.

o PERCLOROETILENE “MASCHERATO”

Il secondo solvente è denominato correttamente percloroetilene, ma questa è l’unica cosa giusta in un’etichetta fitta di errori aventi rilevanza penale, tra cui segnaliamo: mancano le indicazioni di pericolo dei due simboli (Xn e N), che ricordiamo devono essere riportate secondo quanto descritto dal D. Lgs n. 52 e successivi adeguamenti;
✔ le frasi R sono relative ai rischi specifici derivanti dai pericoli dell’uso della sostanza; esse devono essere formulate e riportate secondo quanto previsto nel D.M. del 14/06/02, che recepisce la direttiva 2001/59/CE, recante XXVIII adeguamento al progresso tecnico della direttiva 67/548/CEE; nell’etichetta in esame mancano le frasi R 40 (possibilità di effetti cancerogeni; prove insufficienti) e R51/53;
✔ le frasi R20/21 e R36 non devono essere inserite in etichetta, poiché non sono previste dalla direttiva di cui sopra;
✔ le frasi S relative ai consigli di prudenza, devono essere formulate secondo le modalità riportate nel D.M. del 14/06/02; da un’analisi delle frasi descritte in etichetta si evidenzia una discordanza con quanto richiesto dal D.M. di cui sopra;
✔ il prodotto viene definito “diclorometano”, mentre in realtà il contenuto è percloroetilene;
✔ manca il numero CE, desumibile dall’EINECS o dall’elenco delle sostanze del D.M. del 14/06/02;
✔ manca l’indicazione “Etichetta CE” necessaria per le sostanze contenute nell’allegato I;
✔ Il numero UN 1897 è riferito alla normativa ADR e identifica il Percloroetilene per il trasporto su strada. Esso non deve essere riportato in etichetta, ma al di fuori della stessa.

LE ETICHETTE “TRUCCATE”
SOLVENTI E DETERGENTI: VU’ CUMPRA’?

Stanno circolando prodotti di lavaggio definiti impropriamente atossici e non nocivi, distribuiti da aziende ben poco affidabili.  E’ bene ricordare che la tossicità e la nocività di un prodotto vengono definite dalla sua classificazione ed etichettatura, verificabile dagli imballi e dalle schede di sicurezza, che devono essere obbligatoriamente fornite dal venditore. Un prodotto chimico (compresi quelli di origine naturale) può non richiedere etichettature di tossicità e nocività, ma rimane comunque pericoloso e l’utilizzatore deve conoscerne perfettamente le caratteristiche principali per poterne decidere l’impiego nel modo migliore e con la massima sicurezza. C’è però ancora in giro gente, che possiamo definire eufemisticamente “ spregiudicata”, che sfruttando l’accresciuta sensibilità per i temi ambientali, propone prodotti “ecologici” o “atossici”, giocando su termini di sicuro impatto, ma del tutto falsi.

Le aziende più qualificate che producono e distribuiscono prodotti di lavaggio danno informazioni chiare e trasparenti: chi utilizza solo frasi propagandistiche ha sempre qualcosa da nascondere. “Metal Cleaning & Finishing” mette a disposizione dei lettori un filo diretto per rispondere a qualsiasi domanda riguardante queste tematiche di estrema attualità (e-mail info@finishing.it, telefono, 02/39320243 Fax 02/39322796).